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Festival del Cinema
 
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La Banda Baader Meinhof

di Uli Edel. Con Martina Gedeck,Bruno Ganz

di Rosario Sparti

Nella Germania degli anni '70, gli innumerevoli attacchi di matrice terrorista stanno minando le fondamenta della fragile democrazia tedesca. I figli della generazione nazista capeggiati da Andrea Baader, Ulrike Meinhof e Gudrun Ensslin stanno combattendo una guerra violenta contro quello che percepiscono come un nuovo fascismo: l'imperialismo americano supportato dalla classe dirigente tedesca, formata in gran parte da persone con un passato nel nazismo. Il loro obiettivo è creare una società più umana, ma attraverso il terrorismo rischiano di perdere la loro stessa umanità.

Uli Edel, autore di film controversi come CHRISTIAN F-NOI I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO e ULTIMA FERMATA BROOKLYN, conclude con questo film quella che lui definisce una trilogia della violenza: su noi stessi, sociale e in questo caso politica. Il regista racconta una pagina sanguinosa di trent'anni di storia tedesca ricchi di ideali macchiati dal sangue, avvenimenti molto vicini agli anni di piombo italiani che videro rapporti diretti tra le Brigate Rosse e la RAF, il gruppo terroristico "Rote armee fraktion".
 
Basato sull'omonimo libro di Stefan Aust il film, come il libro, cerca di raccontare con distanza gli avvenimenti storici ma al tempo stesso, assumendosi il peso delle responsabilità, decide di prendere posizione scegliendo, per l'epilogo dei protagonisti, la versione ufficiale di suicidio promossa dalle forze dell'ordine. Supportato da un cast all star tedesco, composto da giovani come Alexandra Maria Lara, attori rodati come Martina Gedeck e glorie come Bruno Ganz, il regista in 140 minuti cerca di tracciare uno spartiacque per la considerazione storiografica del terrorismo tedesco.
 
La storia di questi giovani pieni di ideali finiti male è messa a nudo, come ironicamente sottolineato nel prologo del film, sottolineando il varco esistenziale che era presente nella Germani di quegli anni; solo il personaggio del capo della polizia, interpretato da Ganz, sembra realmente capire le motivazioni che spingono quei giovani alla violenza. Edel dipinge questa Germania in autunno come la storia di un mito male interpretato e vissuto, la storia di falsi eroi colpevoli delle loro azioni guidati da ideali giusti.
 
Nel fare questo, per evitare probabili polemiche, il regista non sottolinea a sufficenza la connivenza del potere tedesco di allora con il defunto nazismo, e spesso adotta clichè risaputi nella descrizione psicologica dei terroristi. L'impressione di superficialismo, o forse di non volersi sporcare eccessivamente le mani, è supportata dal ritmo e lo stile da action movie che il regista adotta quasi in conflitto con la critica alla violenza reale perpetrata dai personaggi; così come sembra essere assente una visione registica ed autoriale forte nel trattamento della materia. Probabilmente un'occasione sprecata.
 

**1/2

[24-10-2008]

 
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