Giornale di informazione di Roma - Lunedi 18 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Miracolo a Sant'Anna

di Spike Lee. Con John Turturro, James Gandolfini

di Marco Vitelli

Epoca attuale. Allo sportello di un ufficio postale di New York un insospettabile impiegato nero fredda con un colpo di pistola un tizio della fila. Una volta arrestato, scopriremo che l’impiegato nasconde in casa un antica testa di una statua greca. Seconda Guerra Mondiale. Un plotone si trova a doversi rifugiare in un paesino della toscana, S. Anna di Stazzema, dopo essere scampati ad un’imboscata dei tedeschi sul fiume Serchio e aver salvato un ragazzino. Da li a poche ore una tragedia che coinvolgerà tutti, soldati, partigiani e paesani è in agguato…

Dopo il bellissimo dramma sull’11 Settembre, LA 25ESIMA ORA e l’abile INSIDE MAN, Spike Lee passa per la prima volta al war-movie - finanziato in parte da produttori italiani - per raccontare uno dei più tragici episodi della nostra storia moderna. Ci si potrebbe chiedere perché Spike Lee, che si è sempre occupato di altre tematiche, si interessi a un fatto del genere: un episodio che potevamo raccontare benissimo noi italiani e che all’estero non gode certo di grande notorietà.

In realtà il regista è interessato ad un'altra cosa, la stessa su cui ha imperniato buona parte del suo cinema: il ruolo dei neri nella società moderna. In particolare degli afro americani che, dopo lo schiavismo, ancora subiscono le ingiustizie del razzismo. Quando inevitabilmente il film deve raccontare la storia del contesto in cui si svolge - i paesani, i partigiani (traditori e non) i tedeschi - lo fa in modo goffo, annaspando in stereotipi che evidenziano la totale inadeguatezza del regista con il materiale in questione. Il bambino - che sembra preso da LA VITA E’ BELLA di Benigni - che dovrebbe tenere legato il filo del racconto dona al film un tono dolciastro che evidentemente non è nelle corde dell’autore americano, e spesso si ha la sensazione che il film sia diretto piuttosto da un cattivo emulo di Tornatore.

E in questo minestrone - terribile il finale alle Bahamas - anche la strage rischia di non lasciare il segno per colpa inoltre di una sceneggiatura troppo frammentata e pasticciata. Un passo falso che purtroppo non può essere nemmeno considerato come “capolavoro mancato”. Ammirevole comunque la prova di Favino, unico attore in parte che riesce a dare un minimo di spessore al personaggio.

*

[16-10-2008]

 
Lascia il tuo commento