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Ho perso la faccia!

spettacolo alla Sala Umberto

di Giuseppe Duca

Come può sentirsi un giovane, bellissimo divo dell’empireo cine-televisivo che, all’improvviso, si risveglia con la faccia di Carlo Delle Piane ? E come può sentirsi Carlo Delle Piane col volto perfetto e levigato di una giovane star del cine-tv ? La risposta è tutta nello spettacolo “Ho perso la faccia!” di Sabina Negri Calderoli che, partendo da questa assurda premessa, sviluppa una farsa semitragica nella quale il vecchio chirurgo plastico riflette sull’amenità di una società fondata sulla vanità.

Diretto da Renato Giordano, interpretato da Carlo Delle Piane ed Erica Blanc con la partecipazione della stessa Sabina Negri Calderoni, lo spettacolo sarà in scena alla Sala Umberto fino al 26 ottobre.

La storia è quella di un celebre chirurgo plastico che scopre che l’amante di sua moglie è il giovane attore giacente davanti a lui, sul tavolo operatorio, in attesa dell’ennesimo intervento di chirurgia plastica. Il chirurgo, con la complicità dei suoi assistenti, decide di mettere in atto una diabolica vendetta. Con due lunghi e complicati interventi chirurgici dà al giovane attore le sue fattezze, ovvero quelle di un uomo attempato e poco aitante, e assume su di sé quelle del giovane popolarissimo attore. Da lì la vendetta non solo contro sua moglie ma anche contro tutti i belli senza talento. Si avvia così un’esilarante commedia degli equivoci che non solo ironizza sul culto della bellezza fisica, naturale e artificiale, così incisivo nella vita contemporanea, ma anche sulle dinamiche dell’intrattenimento nazionalpopolare e sui processi di mutazione del “maschio” italiano oramai sempre più intento ad imitare la donna sul piano dell’artificio e della vanità nonché sui mutati rapporti tra uomini e donne allorquando queste sono “in carriera” e perseguono gli storici vizi degli uomini di potere.

Celebre “brutto” dello spettacolo italiano, Carlo Delle Piane si cimenta così in una straordinaria prova d’attore vestendo dapprima i panni del medico ex-sessantottino, fallito non tanto sul piano professionale ed economico quanto su quello degli ideali personali, poi quelli di un giovane divo televisivo che trae fama e profitto dall’avvenenza e si ritrova, improvvisamente e a sua insaputa, brutto; la prova d’attore s’incentra così su due opposti personaggi: uno che accetta la bruttezza e la rende organica alla sua vita, se non addirittura elemento di forza, un altro che la rifiuta categoricamente. Lo spettacolo assume così la consistenza di una pièce che, attraverso elementi dissacratori dell’Italia “dei fuoristrada”, aiuta a riflettere sul ruolo della bellezza nella nostra società e sulla serena e consapevole accettazione del suo opposto.

[14-10-2008]

 
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