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San Giacomo, chiude il pronto soccorso

liste d'attesa: fino a 7 mesi per un ecodoppler

E' stato un ragazzo romano di 22 anni l'ultimo paziente visitato dai medici del Pronto Soccorso dell'ospedale San Giacomo che a mezzanotte ha chiuso i battenti.

Lo storico ospedale tra via del Corso e via di Ripetta è stato presidiato da personale sanitario e pazienti, tutti contrari al provvedimento di chiusura e una fiaccolata ha accompagnato le operazioni che hanno smantellato l’insegna luminosa del pronto soccorso. Una contestazione contro il ministro del welfare Maurizio Sacconi e contro il presidente della Regione e commissario straordinario alla sanità Piero Marrazzo; d’altronde, la Chiusura del San Giacomo, è uno dei provvedimenti che Sacconi e Marrazzo hanno concordato nel piano di rientro della sanità regionale indebitata per 9 miliardi e 700 mila euro.

Ma la sanità in “rosso” deve fare i conti anche con le liste d’attesa, ormai per i cittadini sono diventate un vero e proprio incubo. Secondo i dati raccolti da Cittadinanzattiva e il Tribunale del malato analizzando il sistema di prenotazione Recup per una risonanza magnetica della colonna ci vogliono tre o quattro mesi praticamente ovunque, per una tac al cranio nella Asl Rm C si aspetta fino a 120 giorni.

Ma le attese più lunghe, secondo il censimento, sono quelle per sottoporsi ad un Ecodoppler dei vasi sovraortici; ci vogliono ben sette mesi nella Asl Rm A, poco meno nella Rm B. Insomma i cittadini sono praticamente costretti a rivolgersi a strutture private, e preferiscono sborsare più soldi per non aspettare mesi. Dati alla mano: per una risonanza magnetica solo il 18,4% ha scelto il servizio delle prenotazioni al Recup, il resto si è rivolto a privati.

 
 

[08-10-2008]

 
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