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Mostra Jean-Michel Basquiat a Roma

''fantasmi da scacciare'' a Palazzo Ruspoli

Di Manuela Navazio

Figure tribali, atmosfere metropolitane allucinate, corpi frammentati, l'opera di Jean-Michel Basquiat arriva a Roma per la grande mostra ospitata fino al 1 febbraio a Palazzo Ruspoli. Esposti più di 40 lavori, tra cui una decina mai visti, realizzati dall'artista di origini haitiane, scomparso nel 1988 a soli 27 anni, e ancora oggi tra i protagonisti più quotati dell'arte contemporanea.

Intitolata “Jean-Michel Basquiat. Fantasmi da scacciare”, l’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Fondazione Memmo e la spagnola Fundacion Marcelino Botin di Santander, che ha ospitato la prima edizione della rassegna. Il curatore Olivier Berggruen ha selezionato le opere per mettere a fuoco uno degli elementi dominanti della poetica di Basquiat, e che compare fin dai primi graffiti, quando negli anni '70 firmava con l'acronimo Samo. A dominare le prime tag e via via i collage, le tele sempre più complesse, inondate di parole, a volte contagiate da disperata ironia, è la visione frammentata del corpo umano, che l'artista si portava dietro fin dall'infanzia.

Un incidente all'età di sette anni faceva scaturire in Jean-Michel un grande interesse per l'anatomia umana, che in seguito studiava appassionatamente, sedimentando una visione della personalità umana come qualcosa di fratturato. Una frammentazione che fa anche riferimento all'alienazione vissuta da un nero nella società razzista che più tardi lo avrebbe accolto con la stessa rapidità con cui lo avrebbe respinto qualche anno dopo, quando la dipendenza dalla droga lo fece diventare persona non gradita tra la maggior parte dei galleristi e dei collezionisti.

Genio e sregolatezza, Jean-Michel Basquiat finisce per rivestire il ruolo di artista maledetto, anche se le sue opere continuano a denunciarne la sconvolgente fragilità, la caparbietà della ricerca espressiva. Le superfici pittoriche sono fluide, mai statiche, ma scivolose, in un modo che rivela l'ammirazione di Basquiat per Cy Twombly, uno dei pochi artisti di cui riconosce l'influenza. Della realtà offre una presentazione aperta, destrutturata, caratterizzata dall'ironia e dallo sfasamento, con alcuni temi che ricompaiono regolarmente, quali simboli di un'innocenza perduta. Ecco quindi la corona, gli eroi neri, i modelli culturali di vita urbana, soprattutto nera, scritte e simboli, spesso portatori di un senso di ambiguità. Il corpo, costantemente evocato, si trasforma in un'idea, una traccia di una presenza spettrale, che si trasmette attraverso l'energia fisica che caratterizza l'artista che individua un'altra componente dell'opera di Basquiat, quella frase "scacciare i fantasmi" più volte evocata per titolare alcune sue opere e filo conduttore della mostra romana. Una sorta di misterioso esorcismo di cui il giovane pittore si appropria affondando ancor più le sue radici nelle tradizioni tribali, una delle espressioni più tangibili della costante compresenza tra il dato biografico e il percorso creativo di Jean-Michel Basquiat.

[07-10-2008]

 
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