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Delitto Giovanna Reggiani

irreperibili i testimoni chiamati dalla difesa

"Ci guidò fino al campo gridando 'Mailat, Mailat', capimmo solo in seguito che si trattava di un nome, visto che non capivamo la sua lingua. La signora Emilia (la supertestimone dell'accusa, ndr) era molto agitata, gesticolava con veemenza, voleva che la seguissimo e così facemmo. La teste ci indicò una baracca da cui uscì Mailat, quando lo vide cominciò ad urlare e noi, dopo esserci fatto dare il suo documento, lo arrestammo". E' il racconto degli assistenti Stefano Valdannini del commissariato Ponte Milvio e Mario Forgetta del commissariato Salario Parioli, sentiti come testimoni nell'ambito del processo per la morte di Giovanna Reggiani, aggredita nei pressi di Tor di Quinto il 30 ottobre  scorso.

La difesa di Romulus Mailat ha citato oggi tre testimoni, abitanti della baraccopoli dove viveva il presunto omicida di Giovanna Reggiani, ma il presidente della Corte d'assise di Roma ha reso noto oggi che non si riescono a trovare in Romania. Ireperibili come la superteste, Emilia Neamtu, che inchioda Mailat.

Per il legale di Mailat, Doru, Gabriela e Daniela Zagadau, i tre testi, sono fondamentali perchè "conoscono gli orari degli spostamenti di Mailat quella sera, erano nel campo e nessuno finora della baraccopoli è stato sentito".

Sulla vicenda della supertestimone, la donna che bloccò l'autobus implorando l'autista di chiamare il 113 perchè aveva visto il cadavere, l'avvocato Pietro Piccinini ha detto: "Il Pm dice che è sotto protezione, che ha paura, però ancora non si trova". Alla fine dell'udienza l'avvocato ha osservato: "restano tutte le perplessità nonostante le deposizioni degli investigatori, continuano a mancare tracce materiali e reali, non ci sono tracce di sangue sugli abiti di Mailat nè stracci ripuliti".

Durante l'udienza sono stati ascoltati anche i rappresentanti della polizia. Nella baracca dalla quale uscì
Romulus Mailat fu trovata una borsa dentro la quale c'era una busta contenente un fodero di ombrello, uno scontrino di un negozio, un contenitore in plastica e un fermacapelli.

"Rifacendo il percorso a ritroso dal luogo della baracca a dove fu trovata la Reggiani - hanno sostenuto i poliziotti - trovammo un ombrello dello stesso tipo di tessuto del fodero trovato nella baracca. Lì vicino c'era anche una rete metallica sollevata al di là della quale trovammo un mazzo di chiavi, una scarpa-stivaletto dello stesso tipo di quella che indossava la vittima, un giubbotto, due maglioni uno dei quali macchiato di sangue in più punti, ma soprattutto segni in terra di trascinamento". Il processo è stato aggiornato a mercoledì prossimo.

 
 

[06-10-2008]

 
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