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Venditori ambulanti abusivi

vero problema o fenomeno ingigantito?

A leggere i giornali sembrerebbe che da un giorno all’altro Roma si è accorta del problema dei venditori ambulanti abusivi: gli ambulanti son tornati, blitz delle forze dell’ordine, accordi interforze per contrastare un fenomeno che non accenna a sparire. Per i soliti motivi. Il primo è che chi controlla non lo può fare costantemente. Il secondo è che la roba falsa si vende alla grande, soprattutto in questo periodo. Il terzo è che chi vende “Made in China” non sa cos’altro fare per tirare a campare.

Il serpente, insomma, continua a mordersi la coda in una città che si presta più delle altre ad un commercio del genere: dal centro alla periferia, da piazza Navona alla stazione Romanina, blitz eccettuati, le bancarelle o le tovaglie sono un po’ dappertutto.

I commercianti, ovviamente, hanno di che lamentarsi: a via dei Giubbonari come a via Tuscolana, neanche cambia la merce: si vendono e si comprano le stesse cose: borse e occhiali su tutto.

Viene da chiedersi, dopo tanti anni che il problema viene stigmatizzato dalle categorie penalizzate dall’abusivismo, come sia possibile che una tale quantità di merce contraffatta arrivi su quei teli. Perché il problema è tutto lì: colpire un disgraziato che vende risulta più facile che cercare, indagare su chi li rifornisce. E ce ne deve essere porprio tanta di roba se questo fenomeno dell’abusivismo commerciale ogni tanto diventa “il problema più grande di Roma”, come più di un politico locale ha tuonato la scorsa primavera. Un problema che non si risolverà, come annunciato, istruendo i vigili urbani a riconoscere una borsa falsa da una griffata. Anche perché che cosa ci si aspetta: forse che un ambulante abusivo venda una propria collezione originale?

[22-09-2008]

 
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