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Ecco il piano per salvare Alitalia

esuberi: reintegro nella Pubblica amministrazione

Cinque anni per riportare Alitalia in quota di sicurezza dopo anni di buio completo, di sprechi di denaro pubblico, di supermanager e superpensioni. Il piano della cordata dei “16”, nome in codice “Fenice”, pare già in fase operativa.

Con obiettivi determinati, fissati da regole che dovrebbero portare, la storia delle privatizzazioni italiane costringe all’uso del condizionale, la Compagnia Aerea Italiana al rientro in borsa in tre anni.

Le questioni, delicate, relative a esuberi e piccoli azionisti, hanno ricevuto ieri le rassicurazioni dei ministri del Tesoro e dei Trasporti: Tremonti parla di quote riservate della nuova società e Matteoli di reintegro nella Pubblica amministrazione. Il che lascia più di una perplessità. Se, infatti, i posti di lavoro “tagliati” dall’operazione, sembra tra i 2000 e i 6000, andranno a gravare sull’impianto burocratico, presto ricominceremo a lamentarci dell’inefficienza e degli alti costi della macchina statale. E pensare che un pilota possa andare a dirigere un ufficio postale è quanto meno azzardato.

E poi bisognerà vedere cosa dirà l’UE in merito all’operazione: l’opposizione in Parlamento parla di bluff, di proposte demagogiche e di crack alla Parmalat, ma questo rientra nel gioco delle parti: anche perché l’attuale Governo rinfaccia periodicamente al precedente di non aver risolto la situazione pur avendone la possibilità.

Ma al di là delle polemiche, dei problemi, delle bad e new company, c’è il piano di sviluppo, basato su tre direttrici: costi ridotti, in linea col mercato; ampliamento e ringiovanimento della flotta; un forte alleato per competere all’estero.
A questi si aggiunga la novità delle basi, che prenderebbero il posto dell’Hub unico che tanta discordia, tanti problemi ha procurato. Entrerebbero in gioco, con almeno 9 partenze al giorno, Napoli, Catania, Venezia e Torino.

 
 

[28-08-2008]

 
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