Giornale di informazione di Roma - Giovedi 14 dicembre 2017
 
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La vita ci insegna ad arrenderci?

Spesso mi chiedo se la vita ci insegna ad arrenderci o a lottare per inseguire i nostri sogni, i nostri progetti o per realizzare quei famosi sogni nel cassetto che ci insegnano a coltivare da bambini.

Molte volte, durante la crescita ci troviamo davanti ad un bivio e siamo costretti a fermarci e riflettere su quale sia la casa giusta da fare. Ma la cosa giusta da fare è ciò che vogliamo fare effettivamente? O questa è una società che ci fa chiudere a chiave quel cassetto pieno di speranze e aspettative e ci spinge verso progetti più facilmente raggiungibili?

Mi capita sempre più raramente di conoscere gente ambiziosa, con voglia di sacrificare qualcosa per arrivare a perseguire i propri sogni. La causa sta nella pigrizia di ciascuno di noi oppure è la società che ci educa ad accontentarci?

Mi piace immaginare che ci sono persone che trovano straordinario studiare fino a tardi dopo una faticosa giornata di lavoro per raggiungere il traguardo della laurea; oppure, che sognano il principe azzurro e che lo cercano fino a quando non sono certe che quello che hanno davanti sarà l’Amore eterno. Rincorrere con tutte le energie ciò che desideriamo, farci salire l’adrenalina fino a non sentire più la stanchezza fino a non avere sonno, a non sentire la fame o guardare l’orologio pensando che il tempo è volato.

Non credo sia giusto rinunciare all’amore della nostra vita, così come rinunciare a diventare un grande avvocato, un’affermata psicologa o non so… a diventare un’ottima madre e una eccezionale moglie. Perché la vita ci mette a disposizione tutti i mezzi per arrivare dove vogliamo, forse non sempre la strada da percorrere è facile o senza imprevisti, ma credo che per tutti ci sono le stesse possibilità. Si può nascere più o meno fortunati ma tutti abbiamo le capacità, se c’è la voglia, di arrivare.

Non credo si possa vivere tutta una intera esistenza sapendo che quella che stiamo vivendo non è la vita che abbiamo sognato. Eppure tanta gente non riesce a fare nulla per cambiarla; non trova la forza nel corpo e nella mente per affrontare il cambiamento radicale o marginale della nostra giornata necessario a rompere la routine. E’ vero, forse l’ignoto ci mette paura, ma non fa più paura vivere una vita di nervosismo ed amarezze perché non riusciamo a realizzare i nostri sogni?

Sento di coppie che si sposano perché lasciarsi sarebbe troppo difficile; gente che fa lavori che neanche avrebbero sognato di fare prima solo perché è il primo lavoro che hanno trovato; gente che mette al mondo dei figli per noia o egoismo; amicizie solo di convenienza. Molti ragazzi e ragazze sperano, illudendosi, di trovare la felicità attraverso chi gli sta vicino.

Mi capita di incontrare per strada o nei posti di lavoro persone imbronciate e tristi. Se queste persone avessero avuto una vita diversa sarebbero meno tristi? Poi mi chiedo: ma se la vita non la scegliamo noi, chi dovrebbe farlo al posto nostro?

scivete a: alessandrascortichini@yahoo.it

[27-08-2008]

 
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