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E' morto Franco Sensi

č morto ad 82 anni il presidente della Roma

 Se ne è andato dopo una lunga malattia, Franco Sensi si è spento la sera del 17 Agosto al Policlinico Gemelli.

Sono tanti i tifosi della Roma, e non solo, che sui forum dei tifosi e sui blog lasciano l'ultimo messaggio per lo storico presidente gialloroso.

Il lutto per la scomparsa dell'imprenditore non tocca solo la Roma. Anche i presidenti delle altre squadre di Serie A, con le quali spesso lo stesso Sensi battibeccava, hanno espresso la loro vicinanza alla famiglia. Immediati i messaggi di cordoglio di Inter, Juventus e Milan: Massimo Moratti si dice "vicino alla famiglia Sensi e a tutta la Roma per la scomparsa di un grande uomo del calcio italiano". Non manca all'appello neppure la Lazio, la rivale di tanti storici derby.
Anche il presidente del Coni Franco Petrucci si unisce al dolore dei familiari parlando di Sensi come di un uomo che ha "contribuito a creare un modello virtuoso di gestione che ha saputo fare della Roma una realtà affermata a livello internazionale".

 LA VITA E I SUCCESSI: Franco Sensi era nato nella capitale nel 1926 e aveva compiuto 82 anni il 29 luglio scorso. Era salito al vertice della società giallorossa nel 1993, oltre allo scudetto in 15 anni sono arrivate anche due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006/07 e 2007/08). Poco o abbastanza, dipende dai punti di vista. Perché Sensi ha speso tanto, sicuramente più di quanto non abbia vinto. Ma con lui, presidente più longevo della storia giallorossa, la Roma è tornata ai fasti dell'era Viola, con lui è tornata a contare e non solo sul campo. La Roma nasce nel segno della famiglia Sensi. Il papà di Franco, Silvio, fu uno dei fondatori del club, nato dalla fusione di Alba Audace, Fortitudo Pro Roma e Roman. Il padre tramandò questa passione al figlio, che negli anni Sessanta divenne vice presidente durante la gestione di Anacleto Gianni e vide la squadra giallorossa alzare al cielo il primo (e fin qui unico) suo trofeo europeo: la Coppa delle Fiere. Poi abbandonò l'incarico pur rimanendo sempre legato alla Roma tanto da salvarla dal fallimento a cui la stava portando Giuseppe Ciarrapico. Nella primavera 1993 l'acquista insieme a Mezzaroma, poi a novembre liquida il suo socio (troppe divergenze nella gestione, tra cui l'arrivo dell'indesiderato Luciano Moggi come ds) e diventa proprietario unico.

 Il suo primo allenatore è Mazzone, romano verace come Sensi, il neo presidente compra tanto: da Balbo a Fonseca, passando per Di Biagio, Lanna, Moriero, Cappioli. I successi non arrivano, al massimo qualche qualificazione in Uefa. In compenso comincia a farsi strada un giovanotto di più che belle speranze, Francesco Totti. La sua graduale esplosione va quasi di pari passo con le battaglie nel palazzo del calcio di Sensi, che per la sua Roma chiede una dignità pari a quella vantata da Milan, Juve e Inter. Così a fine anni Novanta, mentre Zeman lancia definitivamente Totti («Il mio unico figlio maschio», l'investitura di Sensi) e la crociata antidoping contro la Juve, il presidente della Roma costituisce insieme al collega della Lazio, Cragnotti, a quello del Parma, Tanzi, e a quello della Fiorentina, Cecchi Gori, la società di diritti televisivi Sds che apre la strada all'avventura di Stream, il polo televisivo sportivo alternativo a Tele+, che allora trasmetteva le partite delle big del Nord. Inoltre, sempre di quel periodo è l'accordo per il doppio designatore (uno in quota Inter, Milan, Juve, un altro per le quattro «sorelle» del centro).

 Il 1999 segna l'arrivo di Capello, che due anni dopo farà vincere alla Roma il suo terzo scudetto. Sensi cerca di conquistare la presidenza di Lega nell'estate del 2002 e quasi ci riesce ma il voltafaccia inaspettato di alcuni dirigenti fa crollare la sua candidatura. Inizia allora la lenta fase del suo declino fisico e insieme a esso i momenti di difficoltà per la Roma, fiaccata dall'allenza tra Milan e Juve e dai problemi economici figli dell'oneroso (per gli acquisti, tra gli altri, di Batistuta, Emerson e Samuel) terzo tricolore: per salvare la sua Roma Sensi si priva di diversi beni personali (Il Corriere Adriatico e l'Hotel Cicerone, per citarne alcuni). Con la sua malattia, la primogenita Rosella prende in mano il timone della società e la conduce in una nuova fase, quella dell'autofinanziamento. Ma anche di diversi successi (una Supercoppa e due Coppe Italia), sotto la guida di Luciano Spalletti. Ora toccherà a lei: passati le mire patrimoniali di russi e americani, continuerà a portare avanti l'eredità del padre, per una vita fortemente innamorato della sua quarta figlia femmina: la Roma. «Che porterò con me nella tomba».

La famiglia Sensi in accordo con il Comune ha deciso di allestire la camera ardente martedì mattina al Campidoglio per l'ultimo saluto dei tifosi i tifosi al presidente del terzo scudetto giallorosso. La salma di Sensi lascerà il policlinico Gemelli oggi pomeriggio. I funerali invece si terranno mercoledì nella basilica di San Lorenzo Fuori le Mura.

 
 

[18-08-2008]

 
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