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King Lear al Globe Theatre

serate ''shakespeariana''

di Alessandro Tiberi
 
Ugo Pagliai è il protagonista di “King Lear”, secondo appuntamento di questa stagione estiva al Globe Theatre di Villa Borghese, per la regia di Daniele Salvo.

Questa tragedia, scritta da Shakespeare nel 1605, periodo durissimo per l’Inghilterra a causa di una gravissima crisi economica, rispecchia le condizioni di incertezza dell’epoca. Il potere, in quel momento di caos assoluto, divenne assolutamente ingestibile. Ci ritroviamo di fronte ad una società in cui i vecchi cedono il potere perché la situazione è ormai incontrollabile e la deriva culturale ed umana è irreparabile. Il ricambio generazionale non è più possibile perché tutti i migliori istinti e le più alte necessità sono stati soffocati. I giovani, ostacolati in ogni modo dalle classi dirigenti e non educati ad un sano rapporto con la società, non seppero affrontare le responsabilità di governo e si persero in vani conflitti motivati da sfrenate ambizioni personali e velleitarismi. Lear è un leggendario sovrano della Britannia vissuto alcuni secoli prima di Cristo che, vicino alla vecchiaia, aveva deciso di dividere il suo regno fra le tre figlie e i mariti che avrebbe loro assegnati, pur mantenendo l'autorità regale.

Lear è la tragedia dei padri incapaci di capire i loro figli, padri che sono “ciechi di fronte all’adulazione dei figli che li vogliono ingannare e ciechi di fronte alla devozione dei figli che invece li amano”. Re Lear paga i suoi errori “politici” a caro prezzo. Sino a quel momento ha potuto dettare leggi e norme. Improvvisamente la sua vita è sconvolta da un’esperienza che lo pone dal punto di vista non del dominatore ma del dominato. Lear entra così in una sorta di “seconda infanzia” che gli procura un’innocenza che rende ancora più crudeli le azioni delle due figlie Goneril e Regan e nel momento in cui inizia a dire la verità è considerato pazzo. Nella versione scenica di Daniele Salvo, re Lear viene interpretato da un attore di grande esperienza e spessore scenico come Ugo Pagliai. Grazie ad una scenografia essenziale, l’azione viene trasferita su un piano interiore con momenti privatissimi e tesi, di un’emotività fortissima, pura e arcaica. Gli elementi naturali dominano. La pioggia, i tuoni e i lampi sono metafora della condizione interiore dei personaggi rispecchiandone l’emotività tormentata. La video proiezione viene qui utilizzata al servizio della messa in scena per creare illusioni, tempeste improvvise, incubi, visioni notturne, pianure e spiagge immense su cui Lear consuma la propria follia.

[19-07-2008]

 
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