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Dr. Plonk

di Rolf De Heer. Con Nigel Lunghi, Paul Blackwell, Magda Szubanski

di Narda Liotine

Nell’anno 1907 il un uomo di scienze, il Dottor Plonk, scopre con sua sorpresa, compiendo dei calcoli per studi collaterali, che la fine del mondo è prevista per il 2008. Miscreduto e deriso dai politici dell’epoca il Dottore decide di viaggiare per il tempo alla ricerca di prove tangibili della sua teoria. L’uno dopo l’altro i membri della sua famiglia, compreso il cane, e il primo ministro Stalk viaggiano per il tempo, ma non tutti riusciranno a ritornare al caro vecchio 1907.

A pochissima distanza dall’affascinante DIECI CANOE, il regista australiano Rolf de Heer sembra mutare campo d’azione per immergersi completamente in una mimesi moderna del cinema muto. Nel cast un artista di strada della levatura di Nigel Lunghi, la cui abilità di mimo, giocoliere ed equilibrista sembrano adattarsi perfettamente alle gag e alle traversie di cui sarà protagonista, l’attore comico Paul Blackwell, che calza a pennello i panni della spalla scalognata di tanto cinema comico degli albori, la possente attrice Magda Szubanski e la presenza defilata di Phoebe Paterson de Heer nel ruolo della cameriera.

Le ragioni del ritorno al cinema primitivo sembrano risiedere nella minaccia spersonalizzante della produzione cinematografica contemporanea caratterizzata dai processi digitali. L’antidoto, seppur momentaneo, alla contemporaneità è per de Heer un regresso temporale ai mezzi del primo cinema, dalla pellicola alla cinepresa, un viaggio nel tempo sorprendentemente vivido che diventa metaviaggio, un viaggio nel viaggio, nel momento in cui il protagonista decide di venire a farci visita per scovare le prove della prevista e presunta fine del mondo.

Nel 2007 alternativo, quello in cui piomba il dottor Plonk, la comicità meccanica e farsesca, che rimanda alla memoria le gag degli scavezzacollo Keaton, Lloyd e Chaplin, continua a far ridere e coinvolgere come un linguaggio atemporale e universale poliziotti, funzionari dello stato e commercianti. La purezza comica del DR PLONK incarna una metafora cara a tutto il cinema del regista, un rinnovato inno all’ingenuità umana che si fa ingenuità registica e regresso all’infanzia del mondo - DIECI CANOE, THE TRACKER - mentale - BAD BOY BUDDY - e dell’arte - DINGO, DR.PLONK - anche questa volta sorprendentemente compiuta.

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[19-07-2008]

 
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