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The Big Bang

Il cosmo visto con gli occhi dell'arte al Museo Carlo Bilotti

di Alessandro Tiberi

Il cosmo, così come l'animo umano, sono due tra le cose più misteriose e indefinibili che l'uomo abbia mai cercato di indagare. Al rapporto che lega questi due mondi con quello dell'arte, solo apparentemente distanti gli uni dagli altri, è dedicata la collettiva “The Big Bang. Il cosmo visto con gli occhi dell'arte”, ospitata fino al 19 ottobre presso il Museo Carlo Bilotti di Roma.

Curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Roma, con l'organizzazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra presenta i lavori di quattro artisti americani: James Turrell, Robert Longo, Ross Bleckner e Peter Halley, degli italiani Alberto Di Fabio, Domenico Bianchi e Mario Dellavedova, e della pakistana Shahzia Sikender.
L’intento degli organizzatori è quello di mettere insieme alcuni “artisti paradigmatici” di quella che è l'attenzione e il modo diverso di affrontare il tema della cosmografia da parte degli artisti contemporanei.  

L’esposizione romana nasce da una curiosità personale del curatore per un pamphlet del fisico Arthur Miller scritto molti anni fa e nel quale si sottolineava la quasi coincidenza che esisteva tra la prima pubblicazione della “Teoria della Relatività” di Einstein e la prima esposizione de “Les Demoiselles d'Avignon” di Pablo Picasso'. La tesi di Miller era costruita 'sul fatto che lo spirito di quei tempi provocò alcuni meccanismi di cambiamento radicale sia nella scienza che nell'arte. Per questo egli vedeva una connessione tra questi due mondi molto particolare. “Approfondendo questo discorso - ha spiegato Gianni Mercurio - mi sono accorto che, se la 'Teoria della Relatività' ha sconvolto la percezione e la conoscenza che si avevano del rapporto spazio-tempo, il cubismo al tempo stesso ha provocato un 'terremoto' introducendo la 'Quarta Dimensione', cioè quella temporale, nel mondo dell'arte, modificando in questo modo la percezione spazio-tempo che era ferma dai tempi di Giotto e della prospettiva''.

Curioso è anche il fatto che quando dieci anni dopo Einstein pubblicò la stesura definitiva della sua teoria, introducendo nella formula il concetto di Velocità, i Futuristi, quasi in contemporanea, introdussero nell'arte la “Quinta Dimensione”, e cioè il Movimento'. Il rapporto tra arte, scienza e cosmo è sempre esistito, solo che il cosmo fino al XIX secolo era visto come un organismo pensante. Grazie ad Einstein inizia ad essere visto come una macchina, come un'entità di misura. Anche nell'arte avviene questo cambiamento e si passa, con Klee e Mirò, da una rappresentazione del cosmo metaforica e allegorica, ad una molto più concettuale'.  

A partire dalla metà degli anni '70, poi, alcuni artisti affrontano in chiave scientifica il rapporto con il cosmo. Il progetto che segna una svolta da questo punto di vista è quello del “Roden Crater” di James Turrell, raffigurato nella mostra al Museo Carlo Bilotti da un'opera in grande formato. 'Un artista che lavora quasi esclusivamente con la luce e del quale praticamente non esistono opere. Il progetto della sua vita, al quale lavora da oltre trenta anni, è quello di costruire un museo all'interno di un vulcano spento situato in Arizona, da dove osservare il cosmo.
 
Il Museo accoglie poi i lavori più recenti di Alberto Di Fabio, che si ispirano alle rappresentazioni grafiche delle strutture genetiche e del Dna (realizzati in collaborazione con un neurologo), un'installazione di Mario Dellavedova che rappresenta un cosmo imperfetto, un grande lavoro di Domenico Bianchi costruito con il supporto del computer e in cui la luce è l'elemento fondamentale, e un'installazione video di Shahzia Sikender che si muove da un rigoroso canone figurativo.
Robert Longo è invece presente con alcuni suggestivi disegni a carboncino e grafite che rappresentano delle misteriose esplosioni di pianeti e galassie. Ross Bleckner conlcuni grandi dipinti che testimoniano la sua visione del cosmo, che appare quasi indecifrabile e sfocata, ma che in realtà introduce in un universo denso di suggestioni. Grande spazio, infine, viene dato all'installazione di Peter Halley, che 'oltre ad essere uno degli artisti viventi più importanti è anche un potente teorico dell'arte, e nella quale, stravolgendo un po’ i suoi schemi, l'artista presenta un'esplosione di geometrie riconducibili a misurazione geometriche.

[07-07-2008]

 
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