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Il Resto della Notte

di Francesco Munzi. Con Sandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Laura Vasiliu

di Svevo Moltrasio

Una ricca famiglia del nord Italia licenzia la giovane domestica romena convinta che sia la responsabile di un furto. La giovane torna dal suo ex fidanzato connazionale che tira avanti con losche attività che coinvolgono anche un tossicodipendente divorziato. L’epilogo non sarà dei più felici.

Presentato in una sezione collaterale all’ultimo festival di Cannes, il nuovo film di Francesco Munzi, scritto dallo stesso regista, segue di quattro anni l’acclamata opera prima SAIMIR. Il consistente cast si divide tra attrici italiane come Sandra Ceccarelli, attori francesi come Aurélien Recoing, e alcuni romeni tra cui Laura Vasiliu, già apprezzata nella Palma d’Oro 4 MESI 3 SETTIMANE 2 GIORNI.

Ambientato in un nord Italia un po’ stereotipato, freddo e desolante come già altri in altri casi si è visto, il film segue un tratteggio corale, abbracciando diversi personaggi: si passa dall’alta borghesia, con una famiglia isolata in una villa lussuosa, ai ceti bassi, con gli immigrati e i tossicodipendenti. Diverse facce del nostro paese che si incontreranno in scena in un tragico finale. Munzi non fa sconti a nessuno, né ripiega su metafore fiduciose, anzi mette in scena con disturbante freddezza una realtà devastata dalla frustrazione e dalla paura, sia sociale che personale. E lo fa scegliendo una vicenda che ha inevitabilmente acceso diverse critiche che hanno evidenziato la sconvenienza del film, visti i recenti casi di cronaca e il clima delicato che si vive nel nostro paese.

In realtà Munzi non cerca il resoconto cronachistico, piuttosto persegue un’atmosfera fin troppo cupa in cui immerge con desolazione le diverse realtà. Se da un lato è da lodare il coraggio, così come l’asciuttezza della regia, di contro ci sono alcune banalità nella scrittura dei personaggi, soprattutto nella costruzione psicologica della ricca famiglia: lei vittima di improvvise crisi, lui annoiato e abbandonato anche dalla giovane amante, con una figlia adolescente alle prime esperienze sessuali. Sicuramente il regista è più a proprio agio nella descrizione dei ceti bassi, sia quando entra nella comunità romena, con l’uso frequente dei sottotitoli, che quando racconta di un tossicodipendente che cerca di riconquistare la fiducia del figlio. Lascia qualche dubbio anche la resa dei conti finale dove Munzi sembra perdere un po’ di convinzione, quasi salvando, almeno in parte, i personaggi più innocenti.

**1/2

[22-06-2008]

 
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