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L'arte di Mario Schifano a Roma

130 opere alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna

 di Nicola Navazio

Dai primi cementi degli anni '50 ai bellissimi monocromi, dalla sala da pranzo dipinta nel '68 per la residenza romana di Gianni Agnelli alle tele emulsionate e agli ultimi smalti, l'intera opera di Mario Schifano è di scena alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, allestita fino al 28 settembre quale omaggio al suo genio a dieci anni dalla scomparsa. Capolavori mai visti, dipinti monumentali, disegni bellissimi, fotografie, in tutto 130 opere per raccontare, in un allestimento coinvolgente, quattro decenni d'arte italiana.

 “Anche grazie alla collaborazione dell'Archivio Schifano – ha confessato il critico Achille Bonito Oliva - il risultato è una mostra su Schifano, contro Schifano, attraverso Schifano. Solo io potevo esserne curatore, perché Mario è stato il mio nemico più intimo, con il quale ho vissuto un'avventura ludica ed emozionante".

Precursore di una certa avanguardia artistica a cominciare dai grandi monocromi, ha contribuito al rinnovamento dell’arte internazionale, in contatto con artisti quali Tzara e Duchamp, Rauschenberg e Kline, Dine e Jasper Jones, senza dimenticare Andy Warhol. L’incontro tra i due avvenne nel ’62, a New York. Spesso paragonato all’artista americano per la velocità del gesto pittorico e la quantità della produzione, Mario Schifano è stata la prima grande figura internazionale dell’arte italiana contemporanea e negli anni Sessanta uno degli artisti della scuderia della grande gallerista americana Ileana Sonnabend. “Quantità, qualità e poi quantità è l’equazione creativa propria di Schifano – ha spiegato Achille Bonito Oliva - Per lui essere moderno significava adattare la pittura al carattere quantitativo della nostra epoca. La sua opera rappresenta l’itinerario materialista di un artefice di immagini che crede nell’assunto ‘il tempo è denaro’”.

 Punto di partenza per realizzare una retrospettiva che realmente rispecchiasse la personalità del pittore, è stato districarsi dal suo aspetto bulimico. Schifano lavorava per desiderio o bisogno, sottraendosi all'aurea romantica dell'artista. Pienamente contemporaneo, Schifano è stato capace di affrontare i più diversi linguaggi espressivi, sperimentando e assecondando la sua tensione creativa. Arrivando a rompere contratti importanti che gli avrebbero assicurato fama mondiale, perché era un nomade, un superficialista che odiava la nicchia, la sosta. "Era frettoloso - ha ricordato Bonito Oliva - per riuscire a fermare nella forma il suo impulso creativo".

 Mostra liquida, scorrevole, la retrospettiva della Gnam si sviluppa attraverso una vera e propria scrittura espositiva, che affronta l'opera di Schifano articolandola in decenni (dai '60 ai '90), a loro volta focalizzati sui cicli che li hanno contraddistinti. Il percorso si apre con i magnifici monocromi, le opere più celebrate, per sviluppare poi tutti i temi dominanti in quegli anni, che l'artista riesce straordinariamente a sintetizzare nella sala da pranzo dipinta nel '68 per l'avvocato Agnelli. Un prestito eccezionale, l'ambiente é interamente ricostruito al centro della sezione iniziale. Una "sala beat", con le palme, i cavalli, i paesaggi anemici, rimescolati in una dinamica di forte tensione. Ecco poi il periodo della fotografia e il ritorno alla pittura, negli anni '80, il continuo tributo ai grandi, a De Chirico, al Futurismo di Balla, una ricerca, però, vissuta sempre nel segno di una smodata coerenza. E ovunque l'impegno. "Schifano - ha concluso Bonito Oliva - aveva un occhio all'arte e due alla vita".

La mostra resterà aperta fino al 28 settembre, poi si sposterà a Milano e in Francia, al Museo d’Arte Moderna di St. Etienne.

Biglietto Euro 9.00 Intero – Euro 7.00 Ridotto (per i cittadini UE fra i 18 e 25 anni).

Gratuità: per i cittadini UE sotto i 18 e over 65 anni. Ai visitatori di Stati non facenti parte dell’UE si applicano le disposizioni sull’ingresso gratuito a condizione di reciprocità.

Ingresso per disabili: Via Gramsci, 73

[13-06-2008]

 
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