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Alexandra

di Aleksandr Sokurov. Con Galina Vishnevskaya, Vasily Shevtsov

di Narda Liotine

Durante il conflitto russo-ceceno l’energica Alexandra parte da Mosca per andare a fare visita a suo nipote che è ufficiale sul fronte nemico. Girovagando per il campo, tra chiacchierate con i militari ed escursioni in territorio ceceno scoprirà l’inutilità della guerra e l’inconsistenza delle teorie sulle differenze etniche fra i due popoli confinanti.

Nella fittissima produzione del regista russo Aleksandr Sokurov, ALEXANDRA, si colloca accanto alle elegie nonostante il tema ispiri un più facile accostamento alla recente “trilogia del potere” chiusa con IL SOLE. ALEXANDRA, difatti, non è solo un film bellico sulla pace ma è l’elegia di Sokurov alla fratellanza come all’amore materno della Russia verso i suoi figli. La metafora della madre Russia che ama i propri soldati con dolcezza e fermezza è, infatti, lampante e nei panni dell’anziana vedova, che finisce per fare ammenda degli orrori bellici scrollando il capo, incarna la necessità di sostenere le truppe e la riluttanza verso la guerra.

A tal fine il campo militare diventa nella ricostruzione cinematografica uno spazio delimitato entro cui l’impertinenza dell’anziana donna riesce a trasformarsi in familiarità coinvolgente. Eludendo il rischio di cadere in un eccesso di timore reverenziale nei confronti del regista è doveroso ammettere che lo sguardo di Sokurov si posa eccessivamente bonario sul conflitto e rimane incapace di un’analisi schietta sempre costretto entro i confini del politicamente corretto. Nonostante si percepisca distintamente la sua volontà pacifista il regista non arrischia mai una critica effettiva nei confronti dell’invasione Russa del 1996, e lascia che la sua nota di disapprovazione passi per l’istantanea amicizia fra la protagonista ed una donna cecena, e per le delicatezze quasi amorose fra lei e suo nipote nell’atto di spazzolarle i capelli.

Sokurov conosce il potere della poeticità invisibile dei gesti quotidiani e sa bene che questi accostati ai carrarmati e alle trincee sanno suscitare sicuramente più orrore di uno scontro a fuoco. Fino alla fine il conflitto rimane indefinito, senza caratterizzazioni precise, un espediente che rende ALEXANDRA una riflessione d’ampio respiro, un richiamo universale alla civiltà.

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[07-06-2008]

 
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