Giornale di informazione di Roma - Sabato 16 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Once

di John Carney. Con Glen Hansard, Markéta Irglová

di Narda Liotine

Lui suona agli angoli delle strade di Dublino e ripara aspirapolveri nel negozio di suo padre, lei è un’immigrata ceca che si mantiene vendendo rose per le stesse strade e lavorando come colf nonostante sia un’abile pianista. La comune passione per la musica, sfiorando leggermente i tasti dell’amore, permetterà ai due di concretizzare il loro sogno ed incidere un disco.

Per realizzare questa sorta di musical romantico Carney ha chiamato ad interpretare il ruolo del ragazzo Glen Hansard, leader della band inglese di cui il regista è stato bassista, e la musicista ceca diciannovenne Markèta Irglovà. I benefici che questa pellicola indipendente miete dall’inesperienza dei protagonisti supera le previsioni per naturalezza e a fronte del limitatissimo budget, messo insieme tra l'Irish Film Board e il contributo personale del regista, il successo in tutto il mondo è stato sensazionale, coronato dall’oscar per la miglior canzone originale. La statuetta è arrivata, in verità, inaspettata per un brano tanto pop ed ordinario come Falling Slowly, che riesce bene ad esemplificare il livello dei restanti nella colonna sonora.

Ma il favore della critica accordato a questo film e respirato anche durante la prima nazionale all’ultimo Torino Film Festival sembra essere l’esito e l’effetto collaterale di una potente miscela melodrammatica. A catalizzarla la dolcezza melensa dei brani che riescono nella loro totale inconsistenza artistica, e in virtù di questa, a lasciare il segno del loro passaggio anche nelle menti dei più refrattari con una persistenza e un fastidio senza pari. A questo si aggiunga il loro tempismo inopportuno che nell’economia di questo scherzo sdolcinato e sentimentale lungo 85’ ha la funzione di estorcere lacrime e sorrisetti di compiacimento.

La coppia attorno a cui il film si costruisce sfiora soltanto il sentimento amoroso e mai lo concretizza non fosse per gli accorati accenti romantici nei brani e sembra riecheggiare l’impossibilità e quasi l’incapacità all’amore dei protagonisti di LOST IN TRANSLATION senza possederne, però, la profondità di scandaglio. Questa superficialità, che fa del film quasi un campione del rapporto “ragazzo-ragazza-due di picche”, si ravvisa anche nell’anonimia dei personaggi e nella mancanza assoluta di colpi di scena o svettate emotive che avrebbero garantito, per certo, maggiore interesse. Per tutto questo ed altro ancora non si esclude che possa piacere ai più.

*1/2

[03-06-2008]

 
Lascia il tuo commento