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Rom, prove di dialogo

l'Onu condanna le derive razziste

 di Simone Chiaramonte

Politica sui nomadi, si cambia registro. Almeno a giudicare da quanto riportato da Le Monde.

"Chiudiamo i campi rom", affermava con decisione Gianni Alemanno, 'un ex neo-fascista', durante la campagna elettorale. A detta del primo quotidiano francese ora i toni appaiono più miti: "Noi vogliamo il rispetto delle regole", argomenta infatti Sveva Belviso, assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, che assicura di voler instaurare un dialogo continuo con i rappresentanti della comunità nomade, con il supporto della collega dell'assessorato alla scuola.

Scolarizzazione, è questo il tema sul quale l'assessore insiste: "Fino ad ora, dati alla mano, una cifra considerevole risulta inserita. I numeri tuttavia rilevano le iscrizioni non l' effettiva frequenza scolastica dei ragazzi. Tutto questo deve finire- conclude la Belviso - noi non vogliamo più vedere bambini chiedere l'elemosina sulle strade".

A queste dichiarazioni si aggiunge quella di Paolo Ciani, esponente della Comunità di Sant'Egidio: "Il Sindaco ha cominciato ad andare nei campi, a parlare con loro, è questo che fa la differenza".
I rappresentanti rom e gli abitanti dei campi nomadi appaiono però di diverso avviso, a cominciare dal presidente dell'associazione rom della capitale Ion Bambalau: "Il 70% della nostra gente vuole lavorare, mandare i bambini a scuola, rispettare le regole. Noi non possiamo pagare per il comportamento di qualcuno. Dateci i mezzi per integrarci, non lasciateci soli".

 Mioara è invece una donna che vive in Italia da dodici anni che, con altre sei persone, gestisce una lavanderia in una residenza per anziani. Ha paura per quello che legge negli sguardi della gente che incrocia fuori dal campo: " Li vedo quando alzano gli sguardi dai giornali che parlano male di noi. Vorrebbero cacciarci via tutti. Non ho mai percepito tanto razzismo attorno a me". Altre donne del suo campo, installato non lontano dall'autostrada che collega Roma all'aeroporto di Fiumicino, lavorano per delle famiglie italiane. Cristina, una vedova di 29 anni, racconta di aver incontrato un'insegnante in pensione mentre faceva l'elemosina: hanno fatto conoscenza, una parola, un gesto e, ad un anno dal primo incontro, le ha chiesto di occupparsi della sua abitazione.

Il campo visitato dal corrispondente de Le Monde, uno dei venti che ospita la capitale, è quello di via Candoni: all'interno vivono 400 persone, le vecchie capanne sono state sostituite con containers nuovi, molti dei quali presentano antenne paraboliche. Il 27 maggio è venuto a far visita a questi luoghi il rabbino capo di Roma, per portare il sostegno della comunità ebraica: "Troppi segnali allarmanti che annunciano una deriva razzista", ha così commentato Riccardo Di Segni.

 A quanto pare preoccupazioni condivise anche a livello internazionale. E' di queste ore infatti la condanna dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour: "In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle minoranze neglette", ha detto Arbour nel suo intervento, riportato dal sito dell'Acnur. "Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione clandestina e gli attacchi contro campi rom a Napoli e Milano".

ARTICOLO SU LE MONDE

[02-06-2008]

 
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