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Alla Scoperta di Charlie

di Mike Cahill. Con Michael Douglas, Evan Rachel Wood

di Narda Liotine

Dopo due anni trascorsi in un istituto psichiatrico Charlie torna a casa; ad aspettarlo c’è la figlia sedicenne Miranda che, abbandonata da sua madre, si mantiene lavorando in un McDonald e vive la sua tranquilla esistenza nella vecchia casa dei genitori. L’ultima mania di Charlie, la ricerca di un tesoro lasciato dai conquistadores spagnoli e a suo dire collocato nei pressi della loro abitazione, sconvolgerà la sua tranquillità fino a coinvolgerla in questa bonaria follia.

Il debutto di Mike Cahill come sceneggiatore e regista in questa commedia sul rapporto padre/figlio è indubbiamente semplificato dalla presenza di Michael Douglas, che veste bene i panni del folle Charlie esasperandone a tratti le tendenze maniacali sempre calmierate dal contraltare Evan Rachel Wood che aveva cominciato con il discreto THIRTEEN, e di recente ha collezionato interpretazioni degne di nota (CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO, ACROSS THE UNIVERSE) senza mai riuscire a smettere i panni dell’ adolescente interrotta.

La vicenda sembra riportare alla memoria il canovaccio indie a servizio de LA FAMIGLIA SAVAGE nonostante ALLA SCOPERTA DI CHARLIE sembri piuttosto aderire, in senso più ampio, al concetto di nucleo familiare disastrato tipico di molti progetti indipendenti americani. La scelta è da sempre vincente garantendo empatia da parte del pubblico con un consequenziale e discreto successo, un sotterfugio a cui il produttore Alexander Payne ha pensato bene di ricorrere per l'esordio alla regia di Cahill ma che lascia troppo spesso insoddisfatti tra passaggi risaputi e rimandi al sogno americano inconciliabili con la natura da commedia del progetto.

Il flusso dei gesti e delle azioni è tutto proteso verso la scoperta del rapporto genitore-figlio che, nonostante la scarsa lucidità di Charlie e l’ avanzare bizzarro degli eventi, si fa sempre più chiaro. Eppure malgrado l’incostanza della storia, le carenza registiche e la sceneggiatura di seconda mano, il rubicondo faccione di Douglas con barba e baffi incolti e scarmigliati è irresistibile e riesce bene ad incarnare questo elogio della follia.

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[26-05-2008]

 
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