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The Hunting Party

di Richard Shepard. Con Richard Gere, Terrence Howard

di Svevo Moltrasio

Cinico reporter di successo si redime in diretta televisiva durante un servizio in terra bosniaca. Perde il lavoro e il suo fedele cameraman è costretto ad abbandonarlo. Si ritroveranno nello stesso posto cinque anni dopo per un’imprevedibile avventura.

Scritto e diretto dal newyorkese Richard Shepard, THE HUNTING PARTY è passato piuttosto inosservato al Festival di Venezia, nonostante la presenza di una star come Richard Gere che veste per l’ennesima volta i panni di protagonista in un film di denuncia. L’opera è liberamente tratta da un articolo di giornale di alcuni anni fa nel quale si raccontava di cinque giornalisti, di cui quattro appaiono nel film, che si misero a caccia di un pericoloso criminale di guerra dei Balcani.

La vicenda è presentata con un breve prologo dal cameraman che ha assistito al crollo psicologico del cinico giornalista protagonista, distrutto dalle drammatiche scene di guerra nella ex Jugoslavia, terra dove ha perso anche la donna amata e che ha segnato l’abbandono tra i due colleghi. Costretto a lavorare per piccoli e scapestrati network, senza soldi e sempre con la barbetta da ubriaco, il giornalista rincontra proprio nei Balcani il vecchio amico e lo coinvolge, insieme con un giovane apprendista, in un’intervista rischiosa che si trasforma in una vera e propria caccia.

Il film è scritto senza troppa attenzione, molti passaggi, soprattutto nella definizione dei personaggi sono stereotipati e spesso la ricerca del caricaturale gira a vuoto. Funziona meglio lo strano tono scanzonato della messa in scena che trasforma l’opera in un curioso road movie picaresco, dove non si ride mai, ma si simpatizza per il terzetto di protagonisti. Certo quando tenta la strada della denuncia di nuovo il film si rivela innocuo, ma l’atmosfera non dispiace, grazie anche ad un buon lavoro sugli ambienti.

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[17-05-2008]

 
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