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Rassegna stampa estera
 
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Politica 'razzista' apre la caccia all'immigrato

il video incriminato ed il racconto di El Pažs

di Simone Chiaramonte

"La politica immigratoria italiana è razzista e xenofoba". El Paìs riassume in questo modo le affermazioni del vicepresidente del consiglio spagnolo María Teresa Fernández de la Vega. Quello che sembra un paragone tra la politica del governo iberico e l'esecutivo italiano fa così scoppiare un incidente diplomatico che ha costretto il premier José Luis Rodriguez Zapatero a correre immediatamente ai ripari, affermando da Lima, in Perù: "Ho chiarito il malinteso con il ministro degli Esteri Franco Frattini, non c'è nessun problema né c'è stato alcun incidente". Zapatero, evitando di dare eccessiva importanza a quanto accaduto, ha poi aggiunto: "Le relazioni con l'Italia sono sempre state buone".

Il ministro Frattini da parte sua ha replicato con tono deciso e non senza un accenno di polemica : "Sono soddisfatto delle spiegazioni del presidente spagnolo. Il suo governo in due anni è stato decisamente più severo e rigoroso rispetto a quello di Prodi, espellendo decine di migliaia di persone giunte dall'Africa occidentale e dalle Canarie. Secondo le regole europee ma le ha espulse". Ancora più eclatanti le sue proposte per combattere l'immigrazione clandestina: "Bisogna rivedere l'Accordo di Shengen", ossia lo spazio di libera circolazione dei cittadini di 22 paesi dell'Ue più Islanda e Norvegia. Per Frattini infatti "il problema dell'Europa non è più quello della libera circolazione delle persone bensì della sicurezza".

In Italia si apre così una vera e propria caccia al clandestino, come titola il primo quotidiano spagnolo, un unione delle forze tra governo, polizia e gangsters contro il nemico nazionale numero uno, fa eco l'inglese The Independent. Ancora una volta l'amministrazione romana viene presa di mira: sin dal ballottaggio dagli esiti inaspettati la stampa europea ha riservato dure critiche e mostrato perplessità sulle volontà del candidato vincitore in tema di immigrazione. Questa volta si parla della 'retata spettacolare' compiuta all'alba dalla polizia municipale nel più grande accampamento rom della capitale, il Salone. Situato a 25 km dal centro, in esso vivono un migliaio di immigrati serbi, bosniaci e romeni dal 1989. Più della metà sono bambini.

Racconta El Paìs che il campo è circondato da una cancellata metallica, controllato notte e giorno attraverso telecamere dalla polizia che all'interno dispone anche di un commissariato. "La sua popolazione è indignata ed impaurita per la violenta ed inaspettata operazione di controllo, che si è conclusa con il trasferimento di 24 persone in un centro di detenzione temporaneo", afferma il corrispondente. Una giovane serba, madre di sette bambini, riassume così l'accaduto: "Sono arrivati all'una e mezza di notte, ci hanno tirato giù dal letto e ci hanno obbligato a svegliare anche i bebè". Un altra donna aggiunge:" Perché ci dicono che facciamo prostituire le nostre figlie, che traffichiamo droga, se ci conoscono da anni e ci controllano 24 ore su 24 ed ogni giorno chiudono la cancellata alle nove di sera?".

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[17-05-2008]

 
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