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L'eredità di Luigi Einaudi

al Quirinale mostra dedicata al politico italiano

 di Nicola Navazio

In questi giorni, Giorgio Napolitano ha ricordato la figura di Luigi Einaudi, suo illustre predecessore nella carica di Presidente della Repubblica, eletto 60 anni fa. Lo ha fatto visitando in anteprima la grande mostra, ospitata nel Palazzo del Quirinale fino al 6 luglio. Luigi Einaudi seppe plasmare la Presidenza della Repubblica, nuova istituzione, dopo la nascita della Repubblica esercitando poteri, difendendo prerogative e nello stesso tempo segnando distinzioni, ponendo dunque limiti ai propri interventi.

Come ogni Presidente svolse il mandato con una impronta personale, quella di un grande studioso animato dal gusto della concretezza, dell'applicazione minuziosa a fatti ben individuati. Einaudi fu il primo a  creare, tra l'altro, un rapporto di limpida collaborazione istituzionale tra Presidente del Consiglio e Capo dello Stato, senza confusioni e senza sconfinamenti e nello stesso tempo di confronto, non compromissorio sulle questioni di principio. Gli appunti di quando era Governatore della Banca d'Italia, la foto della grande folla accorsa a salutarlo al Quirinale il giorno del suo insediamento, il 12 maggio del 1948, il telegramma autografo di Togliatti che lo ringrazia per la sua preoccupazione dopo l'attentato di cui era stato vittima. C'é un po' tutta la lunga e operosissima vita di Luigi Einaudi, strettamente intrecciata ad una ampia parte di storia della nazione, in questa mostra che racconta la complessa figura del Presidente a 60 anni dalla sua elezione.

 Ideata e curata da uno dei suoi nipoti, Roberto, la rassegna, allestita nella Galleria di Alessandro VII e nei portici del Palazzo, è articolata in diverse sezioni e arricchita da un documentario sulla vita del Presidente, firmato da Luca Einaudi e Nicoletta Leggeri. In esposizione, documenti originali, foto, pezzi preziosi della sua incredibile collezione di volumi, testimonianze delle sue tante e diverse passioni, opere d'arte. Ma anche oggetti della quotidianità, come il bastone preferito, in legno con una testa di vecchio barbuto, ma anche la ciotola che era stata del padre esattore delle tasse a Carrù e il primo esemplare della sua straordinaria collezione di libri, una “Storia delle Crociate” di Joseph Michaud acquistata nell'anno della morte del padre. Intitolata “L'eredità di Luigi Einaudi. La nascita dell'Italia repubblicana e la costruzione dell'Europa”, la mostra apre ufficialmente le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della sua elezione a Presidente della Repubblica. Grande studioso animato dal gusto della concretezza, Luigi Einaudi fu dunque un personaggio complesso, difficile da definire con un solo aggettivo, uomo dalle tante competenze e passioni.

 Economista liberale, professore appassionato alla Bocconi di Milano (fino a quando non fu costretto a lasciare l'incarico durante gli anni del Fascismo) e all'Università di Torino, viticoltore nel suo podere a Dogliani, raffinato collezionista, giornalista per La Stampa, il Corriere della Sera, l'Economist. Ma anche direttore di riviste scientifiche come La Riforma Sociale (chiusa negli anni del Fascismo dopo l'arresto del figlio Giulio) e La Rivista di storia Economica. Costretto a rifugiarsi in Svizzera con la moglie Ida durante la Repubblica di Salò, Einaudi tornò in Italia nel '45, chiamato a governare la Banca d'Italia, poi fu vicepresidente del Consiglio e ministro del Bilancio, quindi presidente della Repubblica, dal 1948 al 1955.

 Esposti in sezioni tematiche che partono dagli anni formativi e della prima maturità (1874-1914) toccando i vari periodi storici e poi gli anni da Governatore della Banca d'Italia e quelli da Presidente della Repubblica, una messe di documenti, libri, foto, appunti autografi. Pezzi di vita istituzionale e privata, tante testimonianze di momenti nevralgici della vita politica e istituzionale. E non mancano infine le curiosità, come il menu di un pranzo ufficiale al Quirinale (era il 14 maggio 1953) che racconta di un'Italia prima del boom, più modesta anche nelle cene di gala: in tavola solo quattro portate, dal “Consumato alla madrilena” al “Tacchino novello allo spiedo” con insalata e “Asparagi d'Albenga” e “Biscotto gelato”. Tre i vini: Lacrima d'Arno,

Barolo dei Poderi Einaudi, Spumante riserva. Altri tempi.

[14-05-2008]

 
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