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Un Amore Senza Tempo

di Lajos Koltai. Con Claire Danes, Meryl Streep, Glenn Close

di Narda Liotine

Ann è costretta a letto da un tumore in fase terminale. In quelli che sembrano i vaneggiamenti della malattia ripercorre i bei tempi della sua giovinezza e ritorna con la mente all’amore della sua vita incontrato cinquant’anni prima durante i festeggiamenti per il matrimonio della sua migliore amica d’allora Lila. Il segreto che ha nascosto per lungo tempo ed ha saputo rivelare solo a se stessa stupisce, adesso, le figlie accorse al suo capezzale.

Il neoregista Lajos Voltai è da lungo tempo direttore della fotografia nella madrepatria Ungheria al fianco del geniale István Szabó, ma anche negli Stati Uniti ed ha collaborato con Giuseppe Tornatore a LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL’OCEANO e MALENA. La sua seconda esperienza di regia lo ha condotto dall’Ungheria, l’ambientazione del suo primo film FATELESS, agli States dove si svolgono le vicende narrate nelle pagine del racconto della scrittrice e co-autrice della sceneggiatura Susan Minot.

Un nutrito mucchio di attori più o meno celebri, tra i quali svetta l’indiscutibile bravura e prestanza attoriale delle fugaci interpretazioni di Glenn Close e Meryl Streep, non può garantire da solo il successo e questo film sembra confermarlo. I protagonisti della pellicola non convincono e oscillano tristemente fra l’overacting e l’inadeguatezza del ruolo spesso travolti da dialoghi iperbolici e ridondanti e atmosfere rarefatte da cartolina. L’ambientazione, difatti, sprigiona un sentore di fittizio che si mescola all’artificiosità del ritmo narrativo trascinato maniacalmente dal racconto originale con le evidenti conseguenze di una perdita di grazia e continuità nei salti da presente e passato.

Ma la pecca più grande sta nel permettere a Claire Danes, la Giulietta del celebre riadattamento di Baz Luhrmann, di cantare e di passare, per giunta, per talentuosa. A questo si aggiunga il disorientante pezzo di Michael Bublè posto nel bel mezzo dei 50s ed il pessimismo che permea tutta la storia e tramuta le memorie dell’anziana donna in un triste canto del cigno senza possibili spiragli di felicità.

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[11-05-2008]

 
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