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Racconti da Stoccolma

di Anders Nilsson. Con Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander

di Narda Liotine

Nelle vite di Leyla, un’adolescente di origine turca, di Carina, una giornalista di successo, e di Aram, il gestore di un locale notturno, si insinua l’ombra della violenza, la più difficile da stanare e affrontare, quella vissuta tra le mura della propria casa e sulla pelle delle persone amate. Il coraggio e la volontà di sfuggire alla morsa dell' abuso li condurrà, ognuno per la propria strada, alla denuncia.

Il film svedese insignito del premio Amnesty International durante il 57° Festival di Berlino subisce in Italia il divieto per i minori di 14 anni, una scelta di censura profondamente discutibile se si guarda ai contenuti della pellicola e all’obiettivo espressamente pedagogico e didascalico della stessa. Nel paese della lunga notte polare, a cui il titolo originale fa riferimento, nel paese dei diritti “rosa” una volta riconosciuto campione d’uguaglianza, il tasso di violenza sulle donne raggiunge il 50% tanto da diventare una vera e propria piaga sociale. In questo film il regista si ripropone di scostare la cortina di omertà calata ormai da anni su queste questioni considerate “affari di famiglia” e metterne a nudo le tragedie.

La sceneggiatura si basa su tre notizie di cronaca accadute in tempi diversi in territorio svedese, tre racconti di violenza che hanno in comune coraggio e spietatezza. La matrice della violenza non è quindi culturale, l’omertà è invece endemica e spesso motivata dall’incapacità di riconoscere il reato come tale. Lo stesso tema che ha serpeggiato per anni nel cinema internazionale viene riconsiderato dal regista Nilsson in un momento di prepotente urgenza per la nazione scandinava in una veste che non è quella del thriller o dell’horror, il genere inizialmente valuto dall’autore per questo progetto, ma considerando i benefici del realismo cinematografico e rischiando, più di una volta, la piattezza della regia televisiva.

Ma i meriti di questo lavoro sono tutti nella capacità di denunciare un crimine che subisce, ad oggi, un trattamento giudiziario blando mentre si agisce con noncuranza nei confronti della parte lesa, nonostante alle nobili intenzioni del progetto non corrispondano effettive capacità registiche e ci siano frequenti strappi nella maglia narrativa.

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[11-05-2008]

 
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