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Teatro: in scena Minchia signor Tenente

l’ultimo lavoro in cartellone al Teatro Petrolini

di Nicola Navazio

La Compagnia “Anticamera del Vento” si congeda dal proprio pubblico con l’ultimo lavoro in cartellone per questa stagione al Teatro Petrolini, fino al 18 maggio. “Minchia signor tenente” di Antonio Grosso è un’amara riflessione su una delle malattie del nostro Paese, la Mafia. Diretta ed interpretata dallo stesso Grosso, insieme a Daniele Antonini, Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio, Maris Leonetti, Francesco Nannarelli, Antonello Pascale, Luigi Pisani, Maria Antonietta Tilloca, con la partecipazione di Dimitri Tamarov, la piéce cerca di rappresentare al massimo il rapporto di quotidianità che un gruppo di carabinieri deve affrontare durante i primi anni novanta, periodo in cui il nostro Paese era devastato dalla furia omicida della Mafia. Cinque carabinieri ed un tenente perfido. Potrebbe sembrare la classica storia del cattivo e dei buoni in cui il bene vince sempre…”Invece no – sottolinea Grosso –. Lo spettacolo rappresenta quell’Italia che tante volte ci ha fatto soffrire, ridere, piangere e sperare. E’ l’incontro fra l’Italia che c’è e l’Italia che avremmo voluto avere. Cosa c’entra un umile carabiniere di origini contadine con i grandi avvenimenti che colpiscono l’Italia degli anni novanta? Esiste davvero un posto su quell’isola maledetta in cui non accadono determinate tragedie? Esiste davvero un luogo, nel nostro Paese, dove la mafia non ha piantato le sue radici? A queste domande ho cercato di dare una risposta, alternando un’originale comicità con scene tragico-poetiche. La mafia prima era presente con bombe, attentati e omicidi: oggi tutto questo non c’è più, ed oggi che si presenta silenziosa e sembra essere sconfitta, proprio oggi la mafia appare più pericolosa di prima”.

C’era una volta… e forse c’è ancora…l’Isola. Un’Isola scottata dal sole che vive dei sapori delle sue terre ma che nel proprio sottobosco nasconde un governo interno più potente di quello ufficiale. Un governo segreto, ma non troppo, che schiaccia e sopprime le naturali inclinazioni del suo popolo e che fa prosperare solo il proprio orto e quello degli “amici degli amici”. Un’Isola coperta dall’omertà, parola coniata dai primi adepti di questa grande famiglia di sangue misto. Mafia è una parola che in arabo significa “luogo di rifugio” ed entrò a far parte del dialetto del luogo quando questo, nel decimo secolo, era dominato dai saraceni. L’Isola è sempre stata calpestata da diversi popoli e soggiogata: Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Francesi, Spagnoli. I suoi abitanti, invece, hanno sempre dovuto lottare contro quei tiranni e la Mafia nacque come un piccolo e segreto esercito per difendere i più deboli.

Troppi secoli sono passati e questo esercito è diventato un’ organizzazione di fama mondiale, tristemente nota per i suoi atti terroristici e criminosi. Il popolo ne ha paura e desidera la sua scomparsa. In una piccola caserma di un paese dell’Isola, alcuni carabinieri passano le loro giornate nella più semplice quotidianità finchè un nuovo tenente viene assegnato al loro comando. Alcuni latitanti dell’esercito stanno occupando le strade di quella che fino a quel momento era una vera e propria oasi di pace in un’ Isola di sangue….

Le scenografie sono di Lorenzo Zollo, i costumi di Irma Bergantino e il disegno luci di Gennaro Paraggio

“Minchia signor tenente” è in scena dal 6 al 18 maggio al Teatro Petrolini di Testaccio (Via Rubattino 5 Tel. 06/5757488 - 339/5884750).

[10-05-2008]

 
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