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Oxford Murders - Teorema di un Delitto

di Alex de la Iglesia. Con Elijah Wood, John Hurt

di Narda Liotine

Martin giunge ad Oxford per lavorare alla sua tesi di dottorato con il noto professore di Logica Arthur Seldom. L’incontro con il luminare, però, coinciderà con il rinvenimento del cadavere di un’anziana donna, il primo di una serie di omicidi apparentemente legati fra loro perché accomunati dalla presenza di simboli misteriosi. L’unico modo per arrestare questa spirale omicida è individuare la chiave di lettura del macabro gioco logico messo in piedi dall’assassino.

Álex de la Iglesia sembra non essersi liberato dall’ossessione per il “delitto perfetto” già tema del recente CRIMEN PERFECTO e, calcato il suolo statunitense, ha deciso di recidere i cascami comici per quello che avrebbe dovuto essere un solido noir. OXFORD MURDERS trae materia dal racconto del matematico argentino Guillermo Martinez e nonostante la storia non sia originale e lo stile ricalchi quello dei vecchi mystery, l’intervento di de la Iglesia nel soggetto è quanto mai evidente specie per la deriva filosofica del primo quarto d’ora.

La struttura è quella del giallo classico con investigatore, crimine seriale e rompicapo, dove nel ruolo di uno Sherlock Holmes dei nostri tempi John Hurt sembra non fare alcuno sforzo a sorreggere in solitaria l’impalcatura di tensione mentre Elijah Wood diserta troppo presto i panni del giovane e perspicace aiutante per rifugiarsi in quelli più confortevoli dell’innamorato.

Il nerbo della narrazione sta nella netta contrapposizione fra la fiducia nell’ordine matematico delle cose terrene propugnata da Martin e la cinica convinzione da parte del professore che nessuna verità possa essere affermata. L’impianto narrativo segue i binari delle loro posizioni intersecandovi di volta in volta personaggi, molto poco gradevoli, false piste e teorie cervellotiche al punto da disorientare. La patina d’artificio che avvolge tutto il film non si schiarisce neppure al momento della scioglimento e la compostezza formale, il rigore logico di questo falso mystery sembrano aver soffocato l’entusiasmo appassionato di de la Iglesia.

*1/2

[03-05-2008]

 
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