Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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Il quattrocento a Roma

Al Museo del Corso capolavori del XV secolo

di Nicola Navazio

“La Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca, quelle immortalate dal Perugino, dal Pinturicchio, da Filippo Lippi, da Andrea Mantegna, le sculture di Donatello, i disegni di Michelangelo, ma anche la tavola multimediale della

Roma quattrocentesca e la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa in Santa Maria Sopra Minerva. Arte e tecnologia si fondono nella suggestiva mostra “Il Quattrocento a Roma” al Museo del Corso fino al 7 di settembre, per restituire la straordinaria dimensione culturale della Città Eterna nel XV secolo, quando, tornato il Pontefice da Avignone, la corte papale divenne meta obbligatoria degli artisti più illustri. Curata dal soprintendente del Polo museale romano Claudio Strinati e da Marco Bussagli, la rassegna allestisce oltre 170 opere tra plastici, arredi sacri e civili, ceramiche, sculture, medaglie e dipinti provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo è infatti articolato in cinque sezioni, in cui sono illustrati gli aspetti sociali, urbanistici, religiosi e artistici, che portarono Roma a riconquistare un ruolo assolutamente centrale nella fioritura rinascimentale delle lettere e delle arti. Affiancando lo splendore di Firenze, Ferrara, Mantova. Un'intera sezione è stata pensata proprio per raccontare la presenza dei Papi, con il loro ritorno nel 1377, della politica di “rinascita” della città, che, da una parte, avrebbe così preparato l'inarrivabile fioritura cinquecentesca e, dall'altra, si sarebbe presentata, già allora, come modello per il resto d'Europa. Ma è soprattutto nella sezione conclusiva, intitolata “La rinascita delle arti”, che la mostra presenta le opere di maggior richiamo, capolavori celeberrimi dei maestri più acclamati.

E grazie alla tecnologia si possono esplorare anche nei dettagli le architetture dipinte di Filippo Lippi che decorano Cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva. Il modello tridimensionale digitale è stato realizzato con l'impiego di un radar ottico a colori (l'Itr100 usato per le indagini parziali) sviluppato nel Centro di Ricerche Enea di Frascati, che consente di ottenere una risoluzione molto maggiore rispetto ad analoghe apparecchiature. Del capolavoro del Lippi, scarsamente visibile dal vivo, si può così percepire una visione nitida e ravvicinata, fino a cogliere i minimi dettagli delle pitture. Per offrire un'idea chiara e documentata di come fosse Roma nel XV secolo, il Museo del Corso presenta infine la Carta Digitale della Città Eterna in quell'epoca storica, realizzata con le ultime tecnologie della proiezione interattiva. Per mettere a punto l'applicazione, gli esperti hanno ripreso l'impostazione, nelle linee generali e nei particolari, di una delle più belle piante della Roma quattrocentesca, quella conservata a Chantilly, al Museo Condé, sulle pagine delle celeberrime Les Tres Riches Heures, miniate fra il 1411 ed il 1416 dai Fratelli Limbourg.

Volgendo così lo sguardo al passato, il Museo del Corso si conferma centro di produzione di iniziative di alto spessore culturale, volte ad indagare le radici profonde della nostra civiltà, per poter meglio comprendere i fenomeni che attraversano la nostra società. Un’occasione di approfondimento scientifico e culturale, indispensabile per poter comprendere in modo integrale un particolare momento storico, e destinata a restituire soprattutto dignità e peso al contributo di Roma allo splendore del Rinascimento.

La mostra “Il Quattrocento a Roma” chiuderà i battenti il prossimo 7 settembre al Museo del Corso di Roma (Via del Corso 320. Telefono 06 6786209)

[01-05-2008]

 
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