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Il Giardino dei Ciliegi

Al Quirino l’immortale capolavoro di Cechov, regia di Ferdinando Bruni

di Alessandro Tiberi

Ha debuttato con successo l’altra sera al Quirino il simbolo di rimpianti, speranze e sogni di cambiamento in un classico della drammaturgia teatrale, ovvero “Il Giardino dei Ciliegi”. L’ultimo testo scritto da Anton Cechov rinnova la purezza della parola di scena incontrando la solidità della per mettere in gioco la coralità, la sensibilità e la maturità di un gruppo e delle singole personalità. Il testo infatti, contiene in sé lo scandalo di una drammaturgia chiara e rigorosa nella quale è inscritta anche la cifra stilistica della messa in scena e quel particolare valore letterario che i ritmi e i silenzi del tempo hanno costruito ed esercitato sul testo stesso.

Lontano dalle lenti deformanti della nostalgia e libero dalla lezione di un passato già glorioso, segnato com’è dal lavoro di registi ed attori che hanno fatto la storia del teatro, lo spettacolo torna a splendere di luce nuova per essere letteralmente inteso quale metafora di una società che si avvia alla trasformazione. Così, nell’antica stanza di bambini, luogo, ritrovo ed incrocio di vite ancora da sviluppare, giungono gli echi dei colpi di scure che abbattono il giardino, vanto della casa espropriata per debiti, inesorabili indicatori del trasformarsi di un’epoca e di una classe sociale. In questo scenario, ritrova vigore il sottotesto delle partiture precise dei personaggi, nostalgici ed irresoluti, in preda a tic nervosi e ritmicamente espressivi, sempre inadeguati e paradossalmente immobili: una scacchiera sulla quale è l’Autore a muovere testimoni e testimonianze di una possibile semplicità della comunicazione teatrale che si nutre di pennellate di luce e azioni geometriche.

Il naturalismo consapevole e ricercato, decisamente nuovo e sintomatico per la scena italiana nel suo avvicendarsi di generazioni, si allea allo scorrere di un tempo teatrale lento e dilatato. Un lavoro per sottrazione al quale il regista milanese affianca parte del suo vissuto artistico tralasciando, dunque, sentimentalismi e lirismo simbolico, le ideologie e gli intellettualismi.

Così la voce di Cechov trova nuova linfa, ed è allo stesso tempo l’ascolto di sussurri e suggerimenti a tradurre ed interpretare la misura, il suono, le passioni dei suoi personaggi. “Sono i rumori della vita che accade intorno – spiega Bruni -. Dal canto degli uccelli alle sonagliere dei cavalli, l’avanzare della pioggia, il rintocco delle campane, tutto concorre a segnare e guidare il doloroso e necessario passaggio dal piano della realtà a quello della verità, affrancati dal coinvolgimento emotivo del passato lontano ed aperti invece alla comicità del puro gioco del teatro”.

Ad interpretare l’immortale capolavoro di Cechov, troviamo Ida Marinelli, Elio De Capitani e Paolo Pierobon, con Elena Russo Arman, Angelica Leo, Luca Toracca, Vittorio Attene, Cristina Crippa, Laura Ferrari, Alessandro Genovesi, Corinna Agustoni, Fabiano Fantini, Alessandro Federico.

“Il Giardino dei Ciliegi” resterà in scena al Teatro Quirino fino al 4 maggio.

[25-04-2008]

 
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