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Il Papa incontra le vittime dei preti pedofili

in primo piano sui media statunitensi

di Simone Chiaramonte

Migliaia di vittime di abusi sessuali perpetrati da 4.392 sacerdoti statunitensi. Sono i numeri del clamoroso scandalo scoppiato nella Chiesa cattolica americana a partire dal 2002. Dati che potrebbero sottostimare il fenomeno, visto che il presidente della commissione d'inchiesta nominato dalla United States Conference of Catholic Bishops, il governatore dell'Oklahoma Frank Keating, a pochi mesi dall'inizio dell'incarico si dimise, affermando: "Il non obbedire ai mandati di comparizione dei Gran Jury, sopprimere i nomi dei preti accusati, negare, confondere, non spiegare è il modello di un'organizzazione malavitosa, non della mia Chiesa".

Papa Benedetto XVI, al suo primo viaggio negli Stati Uniti dall'inizio del suo incarico, ha immediatamente affrontato la questione, che è apparsa come uno dei motivi ricorrenti della visita ma non l'unico ad essere trattato: "Il Papa americano", come titolava il settimanale Time, ha infatti ribadito la piena sintonia con il presidente George W. Bush, cristiano metodista, il quale a detta di qualcuno potrebbe presto intraprendere un processo di conversione alla Tony Blair.
La stampa statunitense dal suo canto ha accuratamente raccontato ogni particolare della visita. Il New York Times ha addirittura aperto una rubrica apposita che ospita le analisi di alcuni intellettuali, aperte alle opinioni dei lettori.

L'articolo più commentato è proprio "L'incontro con le vittime degli abusi", del reverendo gesuita ed editore del magazine cattolico americano James Martin, il quale si sofferma sul "potere curativo dei rituali": "Oltre ai rimedi concreti, come i risarcimenti in denaro alle vittime, la rimozione dei preti incriminati e dei vescovi omertosi e stabilire linee guida per la maggiore sicurezza dei bambini, io mi sono sempre chiesto se gesti simbolici possano aiutare a curare le ferite delle vittime e delle loro famiglie".

"Ho sempre immaginato tre azioni- continua il prete- la prima potrebbe essere questa: i vescovi responsabili potrebbero lavare i piedi ad un gruppo di vittime durante la messa del giovedì santo, giorno in cui i preti lavano i piedi dei parrocchiani imitando Gesù nell'Ultima Cena. Gli stessi potrebbero poi prostrarsi ai piedi degli altari delle loro cattedrali, chiedendo il pubblico perdono alle diocesi. L'ultimo, il gesto che ho sempre sognato, sarebbe stato la venuta del Papa per conoscere chi ha subito gli abusi. Ed è quello che è successo". Benedetto XVI ha infatti incontrato privatamente 5 o 6 vittime ed ha pregato con loro, alla presenza tra l'altro dell'arcivescovo di Boston, città in cui è scoppiato lo scandalo, il quale ha consegnato al pontefice un fascicolo contenente i nomi delle vittime. Erano più di 1000.

"Certo, il Papa non ha fatto altro che rispondere alle preghiere di molta gente, incluse le mie- conclude padre Martin- non è la fine della crisi, non è la cura per la crisi ma è un gesto profondo e nella tradizione cattolica un simbolo non è semplicemente un simbolo".

Poche ore fa il Pontefice, durante la celebrazione che ha riunito tutto il clero e i religiosi di New York nella storica cattedrale di San Patrizio, è tornato per la quinta volta in questo viaggio a parlare della pedofilia, chiedendo "un tempo di purificazione per ciascuno e per ogni singola chiesa e comunità religiosa". Ha quindi concluso con un'ulteriore esortazione: "La Chiesa è chiamata a proclamare il dono della vita, a proteggere la vita e a promuovere una cultura della vita in un mondo in cui egocentrismo, avidità, violenza e cinismo così spesso sembrano soffocare la fragile crescita della grazia nel cuore della gente". E pensare che tra le vittime di abusi sessuali, compare anche una donna americana, madre di una figlia avuta da uno dei sette preti che l'hanno violentata, nonostante un sacerdote avesse cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l'interruzione di gravidanza. Il suo diniego un atto simbolico non indifferente per la Chiesa cattolica.

LEGGI LE ANALISI DELLA VISITA SUL NY TIMES

[19-04-2008]

 
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