Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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In Amore Niente Regole

di George Clooney. Con George Clooney, Renée Zellweger

di Narda Liotine

1925. La squadra di football professionistico americano capitanata da Dodge Connolly colleziona sconfitte e dopo il ritiro del proprio sponsor si trova sull’orlo del fallimento. Secondo Dodge l’unica soluzione per rimettere in piedi la squadra è ingaggiare il giovane giocatore non professionista Carter Rutherford noto e amato in tutta la nazione per il talento e lo spirito patriottico, ma a rovinargli il contratto e la reputazione giungerà la giornalista d’assalto Lexie Littleton determinata a scoprire la verità sul suo passato bellico.

Sin dai tempi di CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA, sua prima prova alla regia che suona a posteriori come un sapiente manifesto programmatico, Clooney ha dichiarato la propria intenzione di raccontare la verità e di svelare le menzogne che si gremiscono la storia americana. Dai ’60 di Chuck Barris ai ’50 di Ed Murrow, in un potente stile old-fashioned si giunge nel pieno degli anni ’20 dove la difesa della libertà d’espressione e dell’autenticità dell’informazione giornalistica dalle invenzioni populiste, è affidata all’esuberanza della giornalista interpretata da Renèe Zellweger.

La fotografia invecchiata sui toni del seppia, l’eccellente studio dei costumi e la colonna sonora curata da Randy Newman, che dona al film anche un magnifico cameo jazz, si adattano perfettamente al progetto e riescono a valorizzare i ritmi non sempre in ascesa della sceneggiatura. Se nei precedenti film il regista sembrava essere stato influenzato dalle recenti collaborazioni con Soderbergh, IN AMORE NIENTE REGOLE ricorda piuttosto le lezioni dei fratelli Coen. La medesima nostalgia frammista a venerazione ha condotto Clooney al tempo in cui il football americano non aveva regole e l’amore sì - si noti la ritrosia quasi virginale della bionda Lexie - all’epoca delle leggi spesso infrante del proibizionismo, a recuperare, tout court, la “commedia svitata” dei ’40. La volontà di un tributo al cinema americano di quegli anni è palesemente presente in ogni fotogramma, ma le ripetute smorfie leziose, nel fango come in abiti civili, di Clooney che sembra aver recuperato l’Everett di FRATELLO, DOVE SEI?, non possono che distanziarlo dai divi dell’epoca à la Grant e lasciare l’impressione di una burla.

Allo stesso modo Renée Zellweger rinviene lo stile fascinoso della Roxie Hart di CHICAGO e duetta bene nelle schermaglie amorose conducendo spesso il gioco. Memorabile lo scambio di battute sagaci fra Lexie e Dodge in treno come la fuga dei due dal locale notturno clandestino trasformatasi in un climax comico ma i frequenti momenti di stanca all’interno della narrazione fanno credere che al nobile intento non corrisponda un’altrettanto nobile e coerente realizzazione.

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[18-04-2008]

 
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