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Riprendimi

di Anna Negri. Con Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini

di Svevo Moltrasio

Giovanni e Lucia convivono e hanno un bambino. Accettano di essere i protagonisti di un documentario e di essere seguiti tutte le ore da due operatori. Peccato che Giovanni, attore alle prime armi, impazzisca improvvisamente e decida di lasciare la moglie per una nuova ragazza. Ma il documentario deve andare avanti lo stesso.

Seconda prova cinematografica per la regista Anna Negri, RIPRENDIMI, che segue di quasi dieci anni l’opera prima IN PRINCIPIO ERANO LE MUTANDE, è stato prodotto in regime di low budget dalla Bess Movie di Francesca Neri. Questo piccolo film è stato l’unico titolo italiano selezionato all’ultimo Sundance Film Festival e, addirittura, si vocifera di un eventuale remake prodotto da Brad Pitt.

Se i protagonisti e i temi sono quelli cari al nostro cinema, nello specifico i trentenni e le relative crisi sentimentali e professionali, l’approccio della Negri segue una doppia messa in scena, con un documentario all’interno del film. Lo spunto di partenza infatti è quello di raccontare le disavventure di due giovani documentaristi che seguono giorno e notte una giovane coppia sposata con neonato, cercando di raccontare il disagio del precariato. Lavoro che rischia di rovinarsi per colpa della crisi sentimentale che inaspettatamente porta il marito a fuggire di casa in cerca di una nuova storia d’amore. Insomma la regista ambisce ad un affresco veritiero sui giorni nostri, alternando il dramma – ci scappa pure un cadavere – alla commedia – le situazioni sono spesso sopra le righe.

E già questo contrasto smonta l’intera credibilità dell’operazione: un finto documentario dove i personaggi parlano in maniera artificiosa, le situazioni seguono gli stereotipi più superficiali – compresi i piatti che volano durante le liti – e ogni svolta è fin troppo telefonata. Non c’è un briciolo di scrittura, né nei personaggi, che seguono un’evoluzione scritta ma non raccontata – ogni passaggio avviene perché lo decide la sceneggiatura, senza che lo spettatore sia reso partecipe - né nelle singole scene, costruite tutte nella stessa maniera, con i protagonisti che si parlano addosso. Ed anche il giovane cast è mal diretto, con tanto di inutili siparietti di finte interviste, e alla fine il quadro che ne esce è falso e noioso. Ennesima dimostrazione del degrado in cui versa anche il nostro cinema indipendente, e non solo per quanto concerne gli autori, ma, cosa più grave, anche la critica, visto che proprio da quella più giovane, e non dei grandi quotidiani, sono arrivati i pochi apprezzamenti. Resta un mistero il successo americano.

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[18-04-2008]

 
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