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Ospizio lager, 4 condanne

ma l'indulto ''cancella'' la pena

Maltrattati, chiusi in una stanza buia con le mani e i piedi legati, umiliati: era la quotidianità di molti ricoverati nella casa di riposo Villa Elisa. 4 anni fa il blitz dei Carabinieri: una vera e propria liberazione, quella avvenuta l’8 dicembre del 2004 cui seguì l’inizio del processo per la titolare, Elisa Torretta, 74 anni, e tre collaboratori. La macchina della giustizia ci ha messo 4 anni per emanare le sentenze: 2 anni e 8 mesi per la principale responsabile e 2 anni per gli altri, tutti con l’accusa di maltrattamento e sequestro di persona.

Quell’8 dicembre non si scorda facilmente: i carabinieri, messi in allerta dal parente di un ricoverato, cui aveva notato delle escoriazioni ai polsi, effettuano il blitz in un giorno non aperto alle visite: la scena che si trovano di fronte aprendo una stanza è sconcertante. 6 persone, mani e piedi legati, avvolti da coperte. Quelli rimasti a letto non mostrano una cera invidiabile. E pensare che ognuno di loro pagava una retta di mille euro al mese. I familiari degli altri pensionanti non si erano accorti mai di nulla: da una parte perché i pazienti soffrivano tutti di disturbi del sistema nervoso; dall’altra perché nei giorni dedicati alle visite dei parenti i pazienti venivano lavati e sedati in modo da provocare uno stato di semitorpore che impediva loro di raccontare ciò che realmente avveniva, i metodi inumani con cui venivano trattati.

Finalmente, dopo 4 anni è arrivata una sentenza. Ma c'è un ma perché l’indulto ha annullato le suddette pene. Pene che erano andate ben oltre le richieste del Pubblico Ministero. Il legale della condannata in primo grado presenterà comunque appello.

[18-04-2008]

 
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