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La sconfitta del sindaco idealista

Pd, progetto da riproporre o da ripensare?

di Simone Chiaramonte

Un tentativo riuscito a metà, d'altronde quel "si può fare" preannunciava un esito ben più incerto rispetto all'originale a stelle e strisce "yes, we can". Walter Veltroni non è riuscito a ripetere i risultati plebiscitari di Roma: il Pd prende circa il 33% sia alla Camera che al Senato, nel primo caso due punti percentuali in più rispetto all'Ulivo nel 2006, cinque in più nel secondo caso rispetto alla somma dei voti di Ds e Margherita. Troppo poco per un partito che aspira a governare da solo (o quasi), obiettivo straordinario per tutti i sostenitori del progetto di consolidamento di un partito riformista a stampo europeo. Due punti di vista che spiegano allo stesso tempo la debacle del centro-sinistra ed il profilo politico ed umano dell'ex primo cittadino di Roma.

Walter l'utopista, il sindaco delle notti bianche e della Festa del cinema, sostenitore della divulgazione culturale e uomo impegnato socialmente. Walter, anche o meglio 'ma anche' colui che non riesce a "rattoppare" le buche sulle strade, che non migliora la spinosa questione del traffico e non toglie Roma dalla poco onorevole posizione di città europea bella ed immobile. Il segretario del Pd, scegliendo di correre da solo non ha certo determinato la sconfitta del centro-sinistra, i numeri parlano chiaro. Ha soppresso tuttavia quel corpo a tre teste dal nome Unione, che si reggeva sul'anti-berlusconismo e sulla voglia di provare a governare. Walter l'idealista ha deciso invece di rompere con il pragmatismo del presidente del consiglio uscente e lo ha fatto a governo non ancora sfiduciato ma ad un passo dalla crisi. Contro quel Prodi che ad oggi è l'unico ad aver battuto per due volte Berlusconi seppur costretto a far le valigie anzitempo in entrambe le occasioni.

Dall'altra parte bisogna riconoscere l'importanza del risultato veltroniano: il centro-sinistra ha perso ma si è costituito finalmente un partito riformista, al pari di quelli esistenti in Francia, in Spagna ed in Germania. Un contenitore che sappia farsi espressione di tanti interessi particolari perchè al suo interno variegato ma che allo stesso tempo non perde di vista l'interesse generale del paese. Una forza che non deve sottostare alle minacce ripetute degli estremi e che può permettersi di scegliere, cominciandolo a fare dalle alleanze politiche secondo condizioni stabilite dallo stesso partito. La sinistra, ormai extraparlamentare, lo accusa di essere la causa del suo azzeramento e di aver determinato la vittoria delle destre. Ma, numeri alla mano, si comprende che Veltroni al massimo può aver sottratto alla Sinistra l' Arcobaleno un 2% alla Camera e un 5% al Senato, ossia le percentuali di voto in più che il Pd ha ottenuto rispetto al 2006. Resta da spiegare che fine abbiano fatto le altre preferenze non pervenute, visto che le forze di sinistra nelle precedenti elezioni, se avessero corso insieme, avrebbero preso il 10% alla Camera e l'11,5% al Senato, senza contare tra l'altro sull'appoggio dei fuoriusciti guidati da Mussi.

L'idea veltroniana
ha in definitiva preso forma ma con scarso peso: con un 38% di partenza, il Pd è ben lungi dal poter aspirare nell'immediato a diventare partito di governo.

[15-04-2008]

 
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