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La Zona

di Rodrigo Plà. Con Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdú, Daniel Tovar

di Svevo Moltrasio

In un quartiere benestante di Città del Messico avviene una sanguinosa rapina. I residenti cercano di tenere fuori la polizia e di sbrigarsi il fatto tra le proprie mura. Tra intrusi, violenti e corrotti, la vicenda degenererà.

Presentato fuori dal concorso principale a Venezia, dove ha comunque ottenuto alcuni riconoscimenti, LA ZONA segna il debutto cinematografico del messicano Rodrigo Plà, autore anche della sceneggiatura. In Italia il film è arrivato nelle sale grazie anche all’appoggio di Nanni Moretti, qui nelle vesti di presentatore e promoter.

La storia, cruda e assolutamente non conciliatoria, si svolge tra due location ben distinte: i borghi periferici e disastrati di Città del Messico, e un quartiere borghese isolato dal resto della città, la Zona appunto. I personaggi all’interno di questa realtà residenziale sono i veri protagonisti del film, una comunità organizzata autonomamente, con proprie regole e abitudini, separata dal degrado esterno tramite massicce mura invalicabili e con tanto di sorveglianza continua con decine di telecamere.

La vicenda narrativa, che non risparmia colpi bassi, è un vero apologo sull’umanità e proprio in questo risiede uno dei meriti di Plà che riesce a parlare in termini universali senza rimanere legato ad un affresco esclusivamente locale. E se in più di un’occasione il regista non va per il sottile – l’affresco è davvero agghiacciante, tra corruzione e linciaggi, e anche visivamente con le due realtà fin troppo opposte – il gusto della messa in scena, che abbraccia diversi stili non disdegnando il thriller, dona al film una tensione che non si alleggerisce fino al termine. Anche il tratteggio dei personaggi è convincente, così come l’alternanza delle atmosfere – interni ed esterni, giorno e notte – e all’idea che si è di fronte ad un’opera prima, ci si mette le mani tra i capelli paragonandola agli esordienti di casa nostra.

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[14-04-2008]

 
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