Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Il Cacciatore di Aquiloni

di Marc Forster. Con Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi

di Narda Liotine

Amir è un bambino pashtun di Kabul legato da amicizia fraterna all’hazara Hassan, figlio del servitore di famiglia. I due sono inseparabili e si divertono a far volare gli aquiloni finché un gruppo di ragazzi razzisti non sevizia il piccolo Hassan senza che Amir trovi il coraggio di fermarli. Frattanto lo scenario politico afgano muta profondamente, la monarchia cade e l’invasione russa costringe molti ad abbandonare il paese. Amir giungerà con suo padre negli Stati Uniti dove, ormai adulto, avrà la possibilità di rimediare.

Non c’è da sorprendersi se nello scorrere dei titoli di coda si indovinino nomi e location indubbiamente cinesi. La pellicola è stata infatti girata in Kashgar, la regione più occidentale della Cina, che è parsa come la migliore alternativa ai pericoli dell’Afganistan e se la trasposizione cinematografica del best-seller omonimo di Khaled Hosseini soffre di questo mutamento di ambientazione non perde però di aderenza nei dialoghi tutti in rigoroso persiano.

Il progetto cavalca indubbiamente l’onda del successo editoriale ma non è davvero necessario aver letto il romanzo per apprezzare il film come non si considererà necessario farlo dopo la visione. IL CACCIATORE DI AQUILONI non riesce ad essere altro che un racconto di commovente amicizia fraterna tra un “principe” ed un “povero” mediorientale (i giovani attori sono bravissimi, in realtà) dove agli eccessi di presunzione del primo corrispondono gli slanci di fedeltà del secondo. Molti i momenti di scorrettezza narrativa capaci di motivare e cementare le reazioni di compassione del pubblico occidentale e di soddisfare la loro urgenza di buoni sentimenti.

Viene da chiedersi (ad occhi asciutti) dove siano verità e realismo e ci si rende conto d’esser stati solennemente ingannati. Ma, mentre il film è in cima alla classifica dei botteghini d’Europa e d’America, il governo Afgano ha recisamente bandito la sua uscita in sala e in dvd considerate le scene di violenza e i frequenti rimandi alle tensioni etniche. Si tratta delle piaghe di una cieca censura o della scarsa sensibilità socio-politica del progetto?

*1/2

[10-04-2008]

 
Lascia il tuo commento