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La figlia del Danubio

in scena da venerdi 11 aprile al Teatro Nazionale

di Nicola Navazio

Non si può non riconoscere al regista Beppe Menegatti il suo intelligente e meticoloso lavoro nel recuperare i migliori balletti del repertorio fra l'Ottocento e il primo Novecento. All'Opera di Roma in questi ultimi anni si è distinto nel riproporre titoli da tempo usciti fuori dai cartelloni, recuperi che a volte si sono rivelati preziosi e affascinanti nelle loro ricostruzioni coreografiche.

Ora è il turno de “La figlia del Danubio” che venerdì 11 aprile, prodotta dalla fondazione lirica della capitale, debutta al Teatro Nazionale. Si tratta di uno dei più famosi balletti romantici, nato nel 1836, creazione coreografica di Filippo Taglioni (nome glorioso della tradizione ballettistica italiana) su musica del compositore parigino Adolphe- Charles Adam, lo stesso che musicò il celebre “Giselle”. Lo spettacolo racconta l'amore tenero e disperato tra l'orfana Fiore dei Campi e il paggio Rodolf, ostacolato dal barone di Wibalde, scorre dentro e fuori dell'acqua tra sortilegi,suicidi e follie.

Taglioni ideò il lavoro per la figlia per l'affermata figlia Maria, già una diva, a suo tempo archetipo della ballerina romantica. Menegatti ha annunciato che “La figlia del Danubio” rinasce con tutte le sue caratteristiche allo scopo di sedurre nuovamente il pubblico con le virtù della grazia femminile. Ha quindi ricordato che la rivoluzione romantica aveva inserito nel mondo del balletto un elemento nuovo, quello delle creature immateriali, cioé personaggi non “terreni” che irrompevano sulla scena, portati spesso da venti di poesia, provenienti dalle acque e dai boschi, da cieli lontani e lande sconosciute, esseri al centro di mille saghe popolari. Le fanciulle immaginate per quel mondo vivevano avventure impensabili, permeate da uno charme romantico destinato a privilegiare la notte e la luna, l'invisibile e l'etereo. Atmosfere che esaltavano il ruolo dell'individuo per combattere le istituzioni pietrificate e sollecitare l'eroismo rivoluzionario. "Abbiamo ricostruito - ha ancora detto Menegatti - la figura di di Fleur de Champs (impersonata dalla danzatrice Sara Loro) con un abito davvero 'fleuri', dove l'azzurro del corpetto e delle fasce della gonna ai accende di piccoli bouquet colorati, e rose rosse che appaiono sul petto. La dolcezza del viso, la morbidezza del decolleté, l’eleganza delle caviglie fanno del personaggio un vero modello d'arte. Un passato che ritorna, un'idea di spettacolo che era affascinante ritrovare". Il cast artistico vede impegnato il corpo di ballo dell'Opera diretto da Carla Fracci, il coreografo Fredy Franzutti, la scenografa e costumista Anna Anni, e i primi ballerini Guido Pistoni, Damiano Mongelli, Luca Giaccio, e per il disegno delle luci Pietro Maggi. L'orchestra è diretta da Claudio Micheli. Le repliche fino al 17 aprile.

[09-04-2008]

 
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