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Roma, cittą semiaperta al dialogo religioso

L'analisi del Toronto Star e i numeri del Times

di Simone Chiaramonte

Nella culla del cattolicesimo sorge la moschea più grande d'Europa. A permetterne la costruzione nel 1995, le donazioni di 23 paesi musulmani per un totale di 50 milioni di dollari: il contributo più importante è giunto dall'Arabia Saudita, che ha versato 35 milioni di dollari, Paese che tuttavia non ammette chiese cristiane sul proprio suolo, pur accogliendo un gran numero di lavoratori emigranti devoti a questa religione dalle Filippine e dall'Indonesia. Secondo una stima dovrebbero essere circa 800.000 ma a loro non è permesso celebrare feste non musulmane o addirittura indossare crocifissi. A rilevare la contraddizione è il primo quotidiano canadese, il Toronto Star, parlando di possibili trattative tra la Santa Sede ed ufficiali sauditi per la costruzione di una chiesa cattolica nel Paese arabo.

La moschea, ricorda il giornale canadese, è un luogo di culto e di istruzione, " ce ne vorrebbe sicuramente molta di più in entrambe le parti per combattere l'ignoranza e la reciproca diffidenza". Si accenna infatti polemicamente alla burrascosa vicenda della scorsa estate riguardo alla costruzione di una quarta moschea a Roma nel quartiere Esquilino proprio accanto ad una chiesa, quella di San Vito. "Sarebbe stato un oltraggio- afferma ironicamente il giornalista canadese Rosie DiManno- anche se funzionari comunali hanno insistito che la ragione dello stop ai lavori non fosse la vicinanza tra i due edifici bensì la mancanza dell'autorizzazione alla ristrutturazione dei locali. Giustificazioni che appaiono abbastanza deboli".

Un rapporto non facile quello tra Vaticano e Islam, reso ancora più ambiguo dall' 'intensa invidia' del primo nei confronti del secondo, "per la rapidità con cui l'Islam accresce il numero dei suoi proseliti e per la capacità di investirne ogni momento della vita". Il Cattolicesimo al contrario appare come una caffetteria, "prendi quello che vuoi, ignora il resto, tira fuori tutte le proibizioni solamente a Natale e Pasqua. O anche sul letto di morte per l'ultimo rito, l'assoluzione di tutti i peccati".

Il Toronto Star ricorda poi le recenti critiche mosse contro il Papa per aver battezzato "pubblicamente e forse in maniera gratuitamente appariscente" il giornalista Magdi Allam. Ma tutto ciò appare ridicolo agli occhi del giornalista canadese. "E' casomai più problematico il fatto che in molti paesi arabi la conversione dall'Islam sia un atto di apostasia, soggetto alla pena di morte". Di Manno racconta infatti di un suo amico afghano desideroso di convertirsi al Cristianesimo che, per aver rivelato questa sua intenzione ad alcuni amici, è stato incarcerato e liberato soltanto grazie all'azione di alcuni intermediari ma comunque costretto a cercare asilo in Germania.

Questioni numeriche inquietano invece L'Osservatore Romano, in un articolo ripreso dal Times. Nel 2006 i cattolici ammontavano al 17,4% della popolazione mondiale, i musulmani al 19,2%: per la prima volta nella storia la Chiesa non più al top per numero di fedeli.
Dato che, ricorda il Times, riporta alla mente lo scenario provocatoriamente rappresentato nel breve racconto "L'Ultimo Natale" dall'archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi: il Papa obbligato a lasciare San Pietro, spodestato da un Imam.

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[08-04-2008]

 
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