
Juno è una sedicenne americana che, dopo aver fatto sesso con un suo timido coetaneo, scopre d’essere incinta; scartata l’ipotesi abortista decide di cercare una famiglia adottiva a cui affidare il futuro figlio, la troverà ma le riserverà molte sorprese.
Questa pellicola, vincitrice all’ultima Festa di Roma e con in tasca un oscar per la miglior sceneggiatura, sembra aver seguito la strada percorsa l’anno scorso da LITTLE MISS SUNSHINE: infatti si tratta d’una pellicola indipendente che pian piano, grazie al passaparola, ha acquistato una distribuzione da major e incassi da blockbuster. Se lì si tiravano le somme su pregi e difetti delle famiglie disfunzionali, in questo film esce fuori il tema della maternità e della libertà di scelta. Per questa ragione il film è inopinatamente balzato agli onori delle cronache nostrane, in un periodo di rinnovato dibattito sulla legge 194.
Sgombriamo subito il campo da dubbi: il film non dice da che parte sia giusto stare ma affronta il tema dalla prospettiva più corretta ossia quella femminile. Juno è una ragazza che, perplessa dall’atmosfera delle sale d’aiuto alle donne e da coetanee fanatiche del pro-life, si rifiuta di scegliere tra la semplificatrice via dell’aborto e quell’altrettanto classica della maternità; tra interruzione di gravidanza e istinto di maternità la protagonista fa una scelta – per le abitudini attuali- inusuale: dare in adozione il bambino. Una scelta che provocherà reazioni inattese anche all’interno della famiglia adottrice; a confermare una visione allegramente scorretta su chi si è soliti definire “maturi”.
A cosa si deve il successo del film? Essenzialmente a due fattori: l’ironia della scoppiettante sceneggiatura scritta da Diablo Cody e l’innata simpatia di Ellen Page, l’attrice protagonista. Un film sugli adolescenti allegro e che ci ride in faccia tra famiglie normali, famiglie in crisi e tutti quei dubbi che con serenità e timore dovremmo essere pronti ad accogliere liberamente nella nostra mente; così tra colori che sembrano uscire fuori da un film come GHOST WORLD ed una straordinaria colonna sonora, assistiamo ad una commedia romantica che, sbeffegiando se stessa e gli altri, ci ricorda l’importanza della libertà individuale. Come a volte accade il doppiaggio italiano è penalizzante.

[06-04-2008]
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