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Colpo d'occhio

di Sergio Rubini. Con Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Sergio Rubini

di Svevo Moltrasio

Il giovane scultore Adrian si innamora, corrisposto, di Gloria, la ragazza di un famoso critico d’arte. L’amore tra i due darà vita ad un’intrigata storia a tre, tra gelosie, successo e tradimenti.

A due anni da LA TERRA, coadiuvato dagli stessi sceneggiatori, Sergio Rubini torna nella doppia veste di attore e regista: con COLPO D’OCCHIO ritrova Vittoria Puccini lanciata in TUTTO L’AMORE CHE C’E’, e dirige per la prima volta il conterraneo Scamarcio. Il regista conferma con questa nuova opera di aspirare ad un cinema dal respiro più internazione, confezionando un complesso intrigo che non nasconde parecchie ambizioni. In una cinematografia piuttosto monotona come la nostra, Rubini persegue una messa in scena più elaborata della media cercando inoltre di affrontare tematiche più assolute.

In questa burrascosa storia sentimentale a tre, il film sfiora diversi argomenti legati all’artista nei nostri tempi e al suo rapporto con la critica, la distribuzione e il successo e, inevitabilmente, l’influenza sui sentimenti. Con un occhio al cinema di genere, tra noir, thriller e melodramma, e una scrittura che richiama al romanzo del secondo Ottocento e primo Novecento, Rubini cerca di tenere le redini di un intrigo in fondo meno complicato di quanto possa apparire ad una prima lettura. Questo perché l’alternanza dei generi non è ben calibrata e il regista non sembra essere a suo agio con certi cliché, soprattutto nella relazione tra i due giovani protagonisti, penalizzato anche dalla scelta infelice degli interpreti - compresa una superflua Paola Barale, ennesimo e indesiderato innesto televisivo nel nostro cinema.

L’insieme appare fin troppo discontinuo, con momenti di livello e molto interessanti – soprattutto nella parte centrale e grazie proprio al personaggio interpretato dallo stesso regista – intervallati troppo spesso da cadute grossolane – compreso il finale. Insomma nelle intenzioni vanno ritrovati i meriti più grandi, e ben vengano autori capaci di rischiare come Rubini, ma a conti fatti dell’inquietudine, la morbosità e la tensione cui la pellicola ambirebbe, c’è poca traccia.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[01-04-2008]

 
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