
Con 27 rinvii a giudizio, due assoluzioni e sei proscioglimenti, si è conclusa la fase dell'udienza preliminare, davanti al gup Barbara Callari, del processo su una presunta compravendita di esami nella facoltà di Giurisprudenza all'Università "La Sapienza" avvenuta tra il 2002 e il 2003.
Associazione per delinquere, falso, concorso in corruzione sono i reati contestati agli imputati a seconda delle diverse posizioni processuali, dal pm Vincenzo Barba titolare dell'inchiesta. Il processo avrà inizio il 9 luglio prossimo davanti all'ottava sezione del tribunale penale collegiale.
Tra i rinviati a giudizio figurano nove persone che all'epoca dei fatti erano impiegati nell'ateneo, tra cui l'usciere Nicola Circosta, la bibliotecaria Civita Ribaudi e la segretaria Matilde Mariani, presunti "cervelli" dell'organizzazione. Cinque gli assistenti-esamintori che saranno sotto processo: Gabriele Troise, Putti Pietro Maria, Giorgio Francolini, Fausta Pugliese e Michele Franco Gelardi, nonché l'allora professore di Economia politica Gianfranco Albini. Infine saranno dietro il banco degli imputati dodici tra studenti e familiari degli stessi tra cui i fratelli Gabriele e Daniele Pulcini. Alcuni degli imputati comunque sono stati prosciolti da alcune delle contestazioni formulate nei loro confronti dal pm. Sono stati invece assolti "perché il fatto non sussite", in sede di giudizio abbreviato, la studentessa Cinzia Fanzi e l'assistente Franco Calà. Il gup ha dichiarato di non doversi procedere invece nei confronti dell'assistente Fabio Franceschi, degli studenti Carmina Corigliano, Giuseppe Fabiano, Cristiano Rossi, Paolo Visco e dell'impiegata Annarita Massari. Le indagini arrivarono all'attenzione pubblica quanto il 17 luglio del 2003 furono arrestate 18 persone (cinque docenti, sei impiegati e sette studenti) in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa da Mariagiulia De Marco su richiesta del pm Barba. Complessivamente furono indagate 35 persone.
L'inchiesta si riferisce all'attività accademica della facoltà di Giurisprudenza dalla metà del 2002 fino al giugno dell'anno successivo. Ventisette gli esami che dagli accertamenti dagli investigatori sarebbero stati truccati. In sostanza emerse un supermarket delle promozioni: bastava pagare fra i 1.500 ed i 3.000 euro, in base alla difficoltà della materia, per superare gli esami più ostici. L'operazione battezzata "Minerva", in omaggio alla statua che sorge davanti al rettorato dell'università, vide anche la perquisizione di uffici e abitazioni di docenti, impiegati e studenti a Subiaco (Roma), Belvedere Marittimo (Cosenza), Gaeta (Latina) e Rieti, portando alla scoperta di materiale della facoltà, tra cui anche un timbro, che sarebbero stati usati per falsificare statini ed altri documenti relativi agli esami. In alcune furono rinvenuti piccoli oggetti di valore, forse segni di gratitudine da parte di studenti dopo una promozione.
[27-03-2008]
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