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MalasanitÓ al Sant'Eugenio

l'odissea di una donna

Si può morire dopo aver atteso invano assistenza per tre ore e mezzo in ospedale, senza ricevere neppure le cure minime del caso? A denunciare l’ennesimo, grave fatto di malasanità i familiari di una donna ricoverata al Sant’Eugenio il 14 marzo scorso e abbandonata, riferiscono, al suo destino.

Erano le 13 di quel venerdì quando l’anziana donna arriva al nosocomio di piazzale dell’Umanesimo e per lei scatta subito il codice rosso: dal pronto soccorso viene trasferita al reparto di prima medicina. Il medico di turno compila cartella clinica e dispone una visita nefrologica.

Sono già passate tre ore, la donna ancora non ha ricevuto alcuna cura. I familiari giungono in ospedale e chiedono di vedere il medico di turno, che arriva alle 17: solo dopo le loro sollecitazioni, all’anziana vengono somministrate due flebo; la visita del nefrologo arriva quasi due ore dopo, alle 18.45. La signora muore il giorno dopo, i familiari sporgono denuncia ai Carabinieri della Compagnia Eur.

Il reparto ha richiesto l’autopsia e il direttore generale dell’ospedale, Elisabetta Paccapelo, ha smentito che alla donna non siano state prestate le cure del caso. dalla relazione del Sant’Eugenio si evince che in realtà il “buco” di tre ore e mezza non c’è stato e che, oltre al momento del ricovero in reparto, l’anziana sarebbe stata visitata altre due volte, una alle 15.40, l’altra alle 20.30.

[27-03-2008]

 
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