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L'arte di Giovanni Baronzio a Palazzo Barberini

il dossale di Villa Verucchio

di Nicola Navazio

Il Dossale di Villa Verucchio, capolavoro del Trecento riminese dipinto da Giovanni Baronzio nel 1330 è in mostra a Palazzo Barberini dopo un accurato restauro. Tra i tesori della Galleria Nazionale d'Arte Antica, la tavola è stata per l'occasione affiancata a quella acquistata nel 2006 per 750.000 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che completa (anche se non del tutto) la grande struttura lignea in cui l'artista ha raffigurato le “Storie della Passione di Cristo”.

Nell’esposizione romana sono riunite anche altre magnifiche testimonianze del '300 riminese, che, grazie alla presenza di Giotto nei domini dei Malatesta, divenne uno dei fulcri della cultura figurativa dell'epoca. Una piccola mostra, ma molto raffinata, questa curata da Daniele Ferrara che offre anche un assaggio delle collezioni tra XII e XV secolo, che Palazzo Barberini allestirà nei nuovi spazi dagli inizi del 2009, valorizzando un nucleo importante del proprio patrimonio. Il percorso espositivo si snoda in quattro sezioni che illustrano la produzione riminese prendendo in considerazione sia le piccole tavole per uso domestico, altaroli e dittici commissionati da autorità ecclesiastiche, commercianti, ricchi artigiani, nobili, sia le opere di destinazione pubblica, tra cui capolavori di Giuliano da Rimini, come la “Testa di Cristo”, sempre di proprietà della Fondazione e acquistata sul mercato antiquario alcuni anni fa.

E' comunque proprio l'allestimento delle due parti del Dossale a costituire il centro della mostra, a restituire la suggestione di come doveva essere il capolavoro del Baronzio, di cui altre parti minori risultano ancora disperse. Le due grandi tavole misurano ciascuna un metro di larghezza e circa 70 centimetri d'altezza e sono un meraviglioso esempio della pittura narrante dell'artista. Ambedue restaurate, quella di Palazzo Barberini mostra però, dopo la pulitura di strati di vernice ossidata, una maggiore lucentezza del fondo oro, da cui si stagliano i rossi delle vesti, i blu, i rosa. Commissionata a Baronzio dai frati francescani per la chiesa del convento di Villa Verucchio, l'opera doveva essere un tributo anche ai Malatesta, originari del luogo, e quindi concepita con una struttura monumentale.

[26-03-2008]

 
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