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Onora il Padre e la Madre

di Sidney Lumet. Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke

di Rosario Sparti

Per ragioni diverse Andy e Hank si trovano a navigare in cattive acque. Quando il maggiore dei due fratelli propone al più giovane di unirsi a lui in una rapina, Hank s'illude di poter finalmente venire a capo della sua miseria economica e affettiva. Tuttavia, quando accetta, non sa che Andy ha organizzato il colpo nella gioielleria dei loro genitori.

Presentata fuori concorso all’ultima Festa del cinema di Roma e assente ingiustificata agli Oscar 2008, questa pellicola, girata in digitale ad alta definizione, segna il ritorno a 83 anni d’un veterano del cinema quale Sidney Lumet.

«È meglio arrivare in Paradiso mezz'ora prima che il diavolo si accorga che siamo morti». Questo motto irlandese, da cui è tratto il titolo originale del film, significa una cosa sola: siamo tutti peccatori. Nell’universo laico e laido della pellicola non è prevista nessuna redenzione, nessuna via d’uscita per i protagononisti di questa faida familiare. Una tragedia, tra Shakespeare e O’Neill, travestita da thriller in cui gli attori - tutti fautori d’interpretazioni strepitose - danno vita ad un microcosmo americano all’insegna di empietà, perdita di valori, frustrazioni, delusioni e tradimenti.

La regia, squisitamente classica, si sposa ad una struttura narrativa moderna, basata sull’utilizzo del flashback in funzione diacronica (per raccontare eventi precedenti ) e sincronica (per raccontare la simultaneità degli eventi), che regala vera tensione all’opera. Immersa in una atmosfera plumbea la vicenda è una disamina spietata dell’istituzione familiare, da un lato ricettacolo di repressione e sofferenze e dall’altro luogo dove cercare conforto e sicurezze; un inferno, come testimoniato nel finale, dove anche il gesto più crudele sembra non avere alternative.

***1/2

[21-03-2008]

 
 
 
 
Commenti
  • SVEVO[26-03-2008 19:17:26]

    L'ottima regia di Lumet riesce a smussare molti aspetti, ma la sceneggiatura è troppo programmatica con un'escalation finale fredda e sensazionalistica. E poi c'è un condensato di negatività nella descrizione dei personaggi - la droga, l'adulterio, i furti, ecc. - che li svuota piuttosto che renderli credibili. La struttura del montaggio è suicida, alla lunga stanca e confonde. Certo i temi sono quelli cari a certo cinema recente - Allen, Eastwood, Cronenberg, Coen - e il cast è superlativo, ma forse lo si sta un po' sopravvalutando.

 
 
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