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Vogliamo Anche le Rose

di Alina Marazzi

di Narda Liotine

La storia che tra la metà degli anni ’60 e il decennio successivo cambia sotto la spinta innovatrice e svecchiante del movimento femminista e della rivoluzione sessuale raccontata in prima persona da tre donne, Anita, Teresa e Valentina, distanti per cultura e provenienza ma unite dalla medesima avversione per la società patriarcale in cui vivono.

L’anteprima di questo documentario, presentato nella sezione PANORAMA ITALIANO dell’ultimo festival torinese, alla vigilia della giornata dedicata, per tradizione, alla donna ma una distribuzione rarefatta non riconoscerà a tutti il privilegio di vederlo in sala. L’appena quarantenne Alina Marazzi ci ha abituati all’eccellenza e questo lavoro non tradisce le attese. Qui il verismo non passa solo per il medio intimo del diario, già sperimentato nel documentario d’esordio, ma viene favorito da immagini di repertorio, fotografie, sequenze animate e frammenti di film dell’epoca.

Nella produzione di Alina Marazzi la “prospettiva femminile” sembra essere diventata una costante. Se in UN’ORA SOLA TI VORREI, documentario dedicato alla madre e salutato come un capolavoro durante il festival Torinese del 2002, e PER SEMPRE, reportage sulla vita di clausura, il processo di trasformazione femminile era condotto in solitudine, in VOGLIAMO ANCHE LE ROSE il vento del cambiamento è il prodotto dell’azione congiunta di migliaia di donne. A testimoniarlo il moltiplicarsi delle esperienze femminili recuperate nella lettura dei diari intimi di donne incapaci di aderire al modello cristallizzato di madre, moglie e figlia assoggettata e virtuosa che intraprendono un percorso di rinnovamento di se stesse destinato a coinvolgere l’intera società.

Un mutamento inarrestato che ha conosciuto momenti di stanca e involuzione nelle tendenze mercificatrici degli ultimi due decenni del XX secolo e che sembra risorgere prepotentemente oggi negli annosi dibattiti sull’aborto, tema particolarmente familiare alle vicende di Teresa, una di queste donne. L’emancipazione sessuale, lavorativa e sociale e la revisione del rapporto fra i sessi si condensa bene nel titolo che parafrasa il motto delle operaie americane dei primi del novecento, vogliamo il pane, ma anche le rose, perché non sia garantito solo il diritto alla sussistenza ma anche quello all’amore paritario.

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[21-03-2008]

 
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