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Alitalia paga il prezzo di una gestione caotica

Dura analisi francese sul fallimento della compagnia

di Simone Chiaramonte

La lottizzazione di Alitalia all'origine del suo fallimento. E' questa la causa prima della disastrosa gestione ventennale della compagnia aerea di stato, secondo il giornale economico francese Les Echos. L'influenza dei governi, di destra come di sinistra, non ha mai permesso all'azienda di adottare una strategia a lungo termine: "Ad ogni avvicendamento al potere è seguito un cambiamento della dirigenza, con un piano di sviluppo mai chiaramente definito", sottolinea l'economista Marco Ponti.

Prova della cattiva gestione, i 5 miliardi assorbiti in 15 anni sottoforma di ricapitalizzazioni, senza alcuna inversione di tendenza: ogni giorno l'azienda perde 1 milione di euro e ogni altro finanziamento con denaro pubblico è oramai vietatao da Bruxelles. Tra l'altro lo Stato dovrà fare in modo di evitare il tracollo aziendale in questa fase di transizione, aspettando l'aumento di capitale di un miliardo previsto nel piano di ripresa di Air France-KLM.

Simbolo della paralisi è lo scalo di Malpensa: a partire dal 1998 avrebbe dovuto svolgere il ruolo di primo aeroporto di scambio italiano ma non è mai riuscito a centrare l'obiettivo. Meno collegato con il centro di Milano rispetto a Linate, che ha conservato una forte attività contrariamente ai progetti iniziali, Malpensa non è riuscita a conquistare la clientela d'affari, quella più redditizia, che continua a preferire altre compagnie servite da Linate.

Senza contare gli ulteriori sprechi dovuti al rifiuto dei dipendenti di trasferirsi a Milano: per il loro trasporto quotidiano da Roma a Milano la compagnia spende 45 milioni di euro all'anno. Probabilmente uno dei tanti fattori che ha portato Maurizio Prato, l'ultimo arrivato al comando della compagnia, a pensare al ridimensionamento di Malpensa con lo spostamento dei voli a Fiumicino, scatenando l'ira dei politici del nord Italia.

L'assenza di una strategia si è riflessa inoltre nell'acquisto di modelli aerei eterogenei, determinando spese aggiuntive per la formazione del personale e per l'acquisto dei pezzi di ricambio: la flotta italiana risulta peraltro la più vecchia d'Europa.

Tra i rovinosi effetti del perpetuo avvicendarsi di amministratori e ulteriore causa della repulsione dell'utenza nei confronti della compagnia di bandiera, i conflitti sociali sfociati nei continui scioperi indetti dai sindacati senza che vi fosse una forte controparte con cui dialogare.

Se negli anni '70 ed '80 l'obiettivo era quello di ricoprire il ruolo di settima compagnia mondiale, oggi il bilancio appare sconfortante: in circa 20 anni Alitalia è stata diretta da una decina di presidenti diversi e solo negli ultimi 12 mesi sono stati in 3 a succedersi alla guida della compagnia. E i risultati appaiono evidenti.

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[17-03-2008]

 
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