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Voglia di antico

mostra ai Musei Capitolini

di Nicola Navazio

Winckelmann non avrebbe apprezzato. Per lui statuine, marmetti, porcellane, biscuit, bronzetti e piccoli mosaici non erano arte. Eppure questi oggetti, spesso di grandissimo pregio, raccontano meglio di molti altri la “voglia di antico” che caratterizzò tutto il Settecento, in virtù di quella consapevolezza che vide nell'antichità classica una fonte di ispirazione per l'artista moderno. E agli objet d'art, amatissimi dai ricchi turisti del Grand Tour, è dedicata “Ricordi dell'antico”, la mostra allestita in questi giorni ai Musei Capitolini. A ricostruire l'atmosfera di un'epoca, una selezione di circa 150 opere che vanno dalla produzione di porcellane e biscuit ispirati ai capolavori dell'antichità, ai dipinti, disegni e incisioni che testimoniano lo studio e la ricerca del rapporto con l'antico. In quei decenni, il desiderio di appropriarsi di

una parte dell'antichità classica attraverso il possesso di opere d'arte antica moltiplicò le collezioni e gli scavi e incrementò le attività antiquariali e quelle apertamente commerciali. Una vera e propria mania dell'antico, che portò a riprodurre in materiali diversi - marmo, terracotta, bronzo e porcellana - alcuni dei più noti prototipi della Roma antica e delle collezioni archeologiche romane, rappresentate sia dai bronzi di Valadier e dei Righetti che dalle porcellane delle manifatture della Real Fabbrica di Napoli, di Giovanni Volpato e di Ginori a Doccia, dove venne anticipato il gusto neoclassico ricopiando in porcellana le antiche statue delle collezioni romane e fiorentine.

Curata da Andreina d'Agliano e Luca Melegati, la rassegna raccoglie capolavori del genere, come “La Venere Callipigia” e “L'Apollo del Belvedere” (oggi al Louvre) firmati da Luigi Valadier o l'incredibile “Dessert della Regina di Napoli” realizzato per Maria Carolina d'Austria da Valadier e Albacini (oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna). Accanto a oggetti e arredi, quadri, acquerelli, disegni e incisioni da Batoni a Piranesi illustrano l'ambiente figurativo e culturale del tempo. Tra questi, “Il Ritratto di Charles Townley di Zoffany”, vera sintesi del Grand Tour del secondo Settecento, e alcune splendide “Vedute di Roma antica” del Panini, di cui una provenienti dalle collezioni del museo Liechtenstein.

[10-03-2008]

 
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