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John Rambo

di Sylvester Stallone. Con Sylvester Stallone

di Svevo Moltrasio

Stabilitosi al confine tra la Birmania e la Tailandia dove passa le giornate tra la pesca e la caccia di serpenti, Rambo, dopo molte insistenze, accompagna nelle terre martoriate dalla guerra un gruppo di americani impegnati in un’operazione umanitaria. Le cose degenereranno e l’ex marine dovrà rispolverare le vecchie abilità.

A dieci anni dal terzo capitolo Sylvester Stallone torna a vestire i panni del reduce di guerra John Rambo: l’attore si occupa anche della sceneggiatura e della regia, ripresentandosi in questa multipla veste ad un anno da ROCKY BALBOA. Re dei botteghini negli anni Ottanta, il protagonista sanguinoso non ha entusiasmato il nuovo pubblico, con incassi piuttosto contenuti in tutti i box office del pianeta.

L’operazione è fin troppo simile a quella che Stallone ha messo in scena per l’altro suo ruolo indimenticabile, il pugile italo-americano, con un ultimo capitolo che segna anche in questo caso la resa dell’attore e regista, conscio di non riuscire più a stare al passo con i tempi. Dopo Rocky anche Rambo saluta il cinema e abbandona giungle e guerriglie per tornarsene a casa, in un finale che inverte il tradizionale valore consolante del ritorno in patria dell’eroe. Anche solo per questo Stallone è da applaudire, e di certo grazie alla schiettezza, anche se con ancora più ingenuità e approssimazione che nell’opera precedente, cattura la simpatia. La scelta stilistica segue il desiderio di ridurre al minimo la scrittura - sia del protagonista che proferisce pochissime parole che dell’intreccio narrativo – concentrandosi su sparatorie e morti ammazzati messe in scena con estrema foga e dettagli macabri.

Le immagini reali dei massacri in Birmania che fanno da introduzione, più che far rientrare la pellicola in un ambiguo ambito politico, ne sembrano anzi allontanarla, come se il regista con quella premessa ci tenesse a manifestare l’irrealtà degli avvenimenti che successivamente il film racconta. In questa ottica piace l’interminabile e inverosimile guerriglia finale, e si apprezza uno spettacolo semplice dove il cattivo non è che un volto come tanti altri. Al contrario, cercare di dare profondità all’opera con richiami all’attualità, che non sia meramente cinematografica, rischia di rendere l’intero baraccone fin troppo superficiale.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - stallone - azione
 

[06-03-2008]

 
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