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I giorni della gloria

mostra su i ''trionfi romani''

di Nicola Navazio

Una nuova e affascinante mostra continua la programmazione espositiva all'interno del Colosseo, divenuta ormai una tradizione da quando nel giugno del 2001 aprì al pubblico la rassegna ''Sangue e Arena''. In "Trionfi romani. I giorni della gloria", organizzata come di consueto nell'ambulacro del primo piano, viene affrontato il concetto del trionfo romano, dagli Etruschi fino a Costantino, attraverso un centinaio di opere tra rilievi, monete, bronzi, sculture e pitture, esplorando i grandi temi della civiltà antica secondo progetti che coniugano il rigore scientifico con un moderno linguaggio espositivo. Infatti, la mostra permette di accostarsi ai diversi modelli ideologici e figurativi che nel tempo hanno concorso a definire la fisionomia di tale cerimonia, di importanza assolutamente centrale nella vita pubblica e politica del mondo antico. Un tuffo nel passato, dunque, imperiale e forte di cerimonie fastose con quei rituali fortemente radicati nel tessuto sociale del periodo, come le tipiche processioni che nell'arco di tre giorni vedevano sfilare vinti e vincitori, carri e soldati a piedi, animali da sacrificare e bottini di guerra da esporre.

Un universo fatto di simboli, regole rigide alle quali attenersi e un effetto di grandezza e magnificenza che ogni volta superava quello del trionfo precedente. L'esposizione offre così un esauriente spaccato di quello che è stata una delle manifestazioni più importanti della Roma antica. Il trionfo è un'espressione tipica della società romana, uno degli elementi essenziali della vita quotidiana, senza di esso non si avrebbe un quadro preciso della mentalità romana. Il trionfo ha avuto un enorme successo come idea o ideologia nella cultura occidentale trasformandosi nei secoli. Dal trionfo romano sono stati adottati diversi temi, soggetti e iconografie, pur trasformato secondo logiche differenti. Dai Bizantini all'epoca rinascimentale, dove ha assunto un'accezione fortemente simbolica rappresentando il trionfo dell'amore, della morte, della lussuria. Fino a diventare oggetto di strumentalizzazioni politiche nella cultura del nazismo, del fascismo di Mussolini fino alle odierne manifestazioni militari che non sono altro che l'ennesima riproposizione di quel lontano soggetto.

Il percorso è stato organizzato intorno a nuclei tematici fortemente differenziati, ma soprattutto crea un legame diretto con tutta l'area archeologica antistante l'anfiteatro Flavio, dove arrivavano le imponenti marce trionfali attraverso la via Sacra. Qui, sono visibili ancora oggi il più grande arco trionfale conosciuto (quello di Costantino) e gli archi di Tito e di Settimio Severo all'interno dell'area del Foro romano.

La prima sezione, dedicata al Trionfo, è articolata in una sequenza che, dal mondo etrusco e dalle rappresentazioni funerarie della processione del magistrato agli Inferi con un seguito di musici e littori, giunge fino al mondo ellenistico, con le immagini del trionfo di Dioniso sugli Indiani, tema diffuso a seguito della stupefacente campagna orientale di Alessandro Magno. A Roma le soluzioni iconografiche si diversificano: dalla processione circense, che all’apertura dei giochi al Circo Massimo sfilava tra le vie della città con un solenne apparato scenografico fino alla vera e propria processione trionfale, in cui al seguito del magistrato trionfatore erano esibiti i prigionieri in catene, le riproduzioni delle città sottomesse e, soprattutto, l’enorme massa di ricchezza accumulata come bottino di guerra.

Una seconda sezione è riservata alle immagini dei Vincitori e dei Vinti: dai volti dei più noti trionfatori repubblicani (da Emilio Paolo a Cesare e Pompeo, fino ad Ottaviano), alla riproduzione delle scene di battaglia, ai monumenti eretti a seguito delle campagne vittoriose con l’affissione in bella vista delle armi dei nemici sottomessi, fino alle immagini commemorative delle Vittorie, con i generali in abito militare incoronati dalle stesse Vittorie, e i nemici sottomessi inginocchiati ai loro piedi. Alcuni oggetti straordinari permettono di comprendere come le armi stesse si potessero caricare di un valore anche simbolico: elmi, falere, pettorali di cavallo e bighe appaiono riccamente decorati con scene di battaglie, immagini del generale vincitore e del trionfo militare. Chiude l’esposizione una scelta delle raffigurazioni delle popolazioni vinte, ormai inderogabilmente sottomesse al potere di Roma: Greci, capi Barbari, Daci e Giudei che, le mani in catene dietro la schiena, il capo chino, mostrano di appartenere ad un mondo ormai in dissoluzione.

Materiali, dunque, per la prima volta riuniti insieme: un’occasione unica per accostarsi con più compiutezza all’ideologia del Trionfo e della Vittoria militare, in un mondo che nel volgere di pochi secoli sarà capace di comprendere al suo interno tutto il bacino del Mediterraneo

Il progetto della mostra (che chiuderà i battenti il prossimo 14 settembre) prevede un secondo atto, dopo il Colosseo, che ne riprenderà il prossimo anno le fila percorrendo tutti i secoli successivi, sino ai nostri giorni.

[06-03-2008]

 
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