
Mario Baccini è nato a Roma il 14 dicembre del 1957, è un politico italiano, dimessosi a fine gennaio 2008 dall'UDC e tra i promotori della Rosa Bianca.
Inizia la sua carriera politica in qualità di consigliere comunale di Roma, come esponente della DC. Nel 1994, allo scioglimento della DC, decide di aderire al Centro Cristiano Democratico (CCD) che si schiera con il Polo delle Libertà.
Viene eletto, in quello stesso anno, deputato alla Camera, ricoprendo l'incarico di capogruppo del CCD nella IX commissione e di segretario di Presidenza della Camera. Successivamente è stato segretario romano e coordinatore nazionale del CCD.
Alle elezioni politiche del 2001 viene riconfermato deputato nel collegio uninominale di Roma-Fiumicino, come candidato della coalizione di centrodestra, la Casa delle Libertà. Dal 2002 aderisce all'UDC.
Nella formazione del governo guidato da Silvio Berlusconi viene nominato sottosegretario al Ministero degli Affari esteri. Dal 3 dicembre 2004 ha assunto, invece, l'incarico di Ministro della Funzione Pubblica, riconfermato dal terzo governo Berlusconi.
Sul finire del 2005, il suo nome viene lanciato fra le candidature a sindaco di Roma: a fare la proposta furono i vertici dell'UDC che avevano indicato nella figura di Baccini il proprio candidato per le amministrative della primavera 2006. Tuttavia, alla fine, la CdL ha trovato la convergenza sulla figura di Gianni Alemanno, ministro uscente di AN, come candidato unitario.
Alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto al Senato della Repubblica, di cui è uno dei vicepresidenti.
Il 30 gennaio 2008, insieme a Bruno Tabacci, ha lasciato l'UDC, dissentendo rispetto alla posizione del partito in occasione del conferimento di un mandato esplorativo di governo a Franco Marini e al riavvicinamento di Pier Ferdinando Casini alle posizioni di Berlusconi in tale circostanza, all'indomani della caduta del Governo Prodi II. Nella stessa data crea con Bruno Tabacci il movimento politico "Rosa Bianca".
[05-03-2008]
http://statali.blogspot.com[05-11-2008 10:26:09]
Le tasse in Italia le pagano solo pensionati e lavoratori dipendenti. C’è l’idraulico che dichiara 3 mila euro l’anno e gira con un’auto fiammante da 120 mila euro. C'è il carpentiere che ha un reddito annuo di 20.000euro ed il suo datore di lavoro, un imprenditore edile sempre in perdita, che invece ne denuncia 7.000. C’è il precario che vive in una villa di oltre 3 mila mq. E c’è anche la pensionata che dichiara meno di mille euro e acquista preziosi per una somma intorno ai 150 mila. I dati del 2007 lo confermano: gli italiani che "imprendono" hanno un talento naturale nell’aggirare il fisco. In base ai dati del Ministero del Tesoro, l’evasione ammonta a circa 100 miliardi di euro all’anno. E c’è di più: l’economia sommersa è diventata pari al 20% del Pil. Ogni giorno, pur con pochi mezzi ed il minimo "impegno" da parte di chi di dovere, vengono scoperte in media 20 persone che non fanno la denuncia dei redditi. Ci sono, poi, i circoli culturali, le associazioni, le fondazioni, ecc, ecc, che coprono, grazie al regime fiscale agevolato, attività economiche per centinaia di migliaia di euro. Ci sono, inoltre, migliaia e migliaia di attività che acquistano beni strumentali fruendo di sconti e agevolazioni statali, senza dichiararne il possesso. Così capita di trovare i cosiddetti "esrci commerciali virtuali": lavanderie senza lavatrici, ristoranti senza tavoli, centri elettronici senza computer. D'altra parte, i controlli sono tutt’altro che all’avanguardia: ogni evasore corre il rischio di essere controllato solo una volta ogni 16 anni. E il fisco, per recuperare i soldi, impiega in media 4 anni dalla scoperta della “magagna”. Ma poco importa, tanto ci sono sempre impiegati e pensionati da spremere! Pubblicato da http://statali.blogspot.com
ponzo roberto[19-03-2008 22:24:42]
forza Mario sei in forte rimonta, noi rappresentiamo la nuova costruzione del CENTRO