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La dinamica della strage di Fiumicino

''E' un anno che lottiamo contro chi corre''

 Le auto ferme sul ciglio della strada, un bacio ai bambini mentre salgono sullo scuolabus e poi via, si va a lavorare. Due mamme morte, tre bambine travolte e uccise da una carambola d´auto impazzite per la velocità e l´imprudenza. E accanto ai loro corpi, distesi sul ciglio del fosso in cui sono stati sbalzati da quella piazzola dello scuolabus senza segnalazioni né protezione, campeggia inutile il cartello dei "50" all´ora. "Quel tipo correva come un pazzo", dice Giuseppe, il marito di una delle vittime, indicando una delle auto coinvolte. E riesplode la polemica sulla sicurezza: "È un anno - continua l´uomo - che lottiamo inutilmente contro chi corre su quella strada".

Mancano dieci minuti alle 8. Rozica Ciobanu, 32 anni, ha parcheggiato la vecchia Mercedes sul marciapiede di via Montanari. Prende per mano la piccola Bianca, 7 anni, e attraversa insieme a Joana, che ne ha 14. Vanno ad aspettare lo scuolabus dove si ferma ogni mattina: non c´è nemmeno il marciapiedi, lì, e si sfrutta la stradina sterrata che oltrepassa il fosso e raggiunge le case. Da una di queste è appena arrivata Jessica Merlini, 14 anni. E ci sono anche Rita e la figlia Francesca, e con loro Angela Lotti e la figlia Cristiana. Tra poco arriverà lo scuolabus. Sul ciglio del fosso parcheggia con le quattro frecce accese la Yaris di Marzia Micarelli, che porta Gaia alla fermata. Dieci minuti più tardi Rozica e le sue due bimbe non ci saranno più. E moriranno anche Jessica e Marzia.

 Sul lato dello scuolabus arriva una Fiat Stilo con l´assetto da corsa. A bordo i fratelli Simone e Manuel Perrini: guida Simone, che "l´abitudine di correre con l´auto l´ha sempre avuta e ne ha già distrutta una", raccontano i fratelli di un ferito. L´auto sfreccia davanti ai bimbi e si deve allargare per evitare la Yaris ferma, ma in senso contrario arriva un pick-up Mitsubishi: non ci sono segni di frenata, le auto si toccano e proseguono la corsa senza controllo. La Stilo piomba sul piccolo incrocio con via Idra e si schianta su una Seicento. Sarà stato rotto, ma il tachimetro segna i 220 all´ora.

Intanto, anche il Pick-up vola su un´altra auto: centra una Golf Gt e la fa sbandare spedendola contro la Yaris parcheggiata. Ma prima, su un fianco, la Golf travolge mamme e bambine alla fermata. È una frustata, uno schiaffo di lamiera che li getta in aria e li sbalza nel fosso, in mezzo all´acqua e al fango. È la fine del mondo. Rita ha fatto appena in tempo a salvare la vita a Francesca: «Le ha dato una spinta - racconta Liliana Lombardi - prima di finire a terra», ferita in modo leggero. Anche Cristiana se l´è cavata.

 È corsa a casa di zia Liliana e le ha raccontato che mamma Angela era per terra, tutta ferita. Ora Angela è ricoverata, in condizioni "serie ma stabili". Zia Liliana è corsa giù in pigiama. Piange, trema e ricorda: "Angela era insanguinata ma non sembrava grave. Sul ciglio del fosso c´era Joana, la bimba romena. L´ho aiutata tante volte a fare i compiti, come può essere morta così? Nell´acqua c´era una donna, spuntava da sotto un´auto (la Yaris, ndr). Le ho tolto i capelli dal viso ma ho sentito quel gelo... il gelo della morte".

Papà Lionel, che arriva dal cantiere con la tuta da manovale, ha perso la moglie e le sue due bambine, e piange disperato cercando qualcuno che gli trovi un perché. Marco Merlini non ha più la figlia, Jessica: l´eliambulanza l´ha portata all´Aurelia Hospital, ed è morta lì. Lui prende a calci l´auto e grida la sua rabbia. E piange anche il papà di Marzia Micarelli, che si era separata da poco e aveva due gemelli: uno, Gaia, lotta per sopravvivere.

 
 

[28-02-2008]

 
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